Sequestro di animali imbalsamati Due pescaresi sotto inchiesta

12 Giugno 2019

Apposti i sigilli sulla collezione da 200mila euro del museo di scienze naturali di San Giovanni Teatino Gli indagati sospettati di avere messo in vendita gli esemplari su un sito di aste telematiche

SAN GIOVANNI TEATINO. La procura di Chieti mette sotto sequestro un gran numero di animali imbalsamati che erano custoditi nel Museo civico di scienze naturali di San Giovanni Teatino. Si tratta di una collezione di esemplari appartenenti a specie protette dalla normativa internazionale Cites, del valore di circa 200mila euro, che non aveva però la prescritta autorizzazione per la commercializzazione.
LE ACCUSE Due sono gli indagati individuati al momento dal pm Ponziani: il pescarese R.G. e D.M., originario di Trani, ma residente anche lui a Pescara. Secondo la procura i due, dopo aver concesso al Museo di mettere in mostra questi esemplari (sembra che il museo avrebbe dovuto versare 30mila euro per tenerli 20 anni), avrebbero messo in vendita gli stessi su un sito di aste telematiche "Mercury Auctions", senza essere in possesso della certificazione prescritta dalla legge per la loro commercializzazione.
LA VENDITA Il gip Luca De Ninis, che ha firmato il sequestro preventivo, sostiene che esiste il fumus del reato individuato dalla procura e ricostruisce la storia di questa collezione. Una collezione che sarebbe appartenuta, quantomeno dal 2000, a T.S.: quest’ultimo, con un contratto firmato il 10 febbraio 2000, la vende ai due indagati, nonostante, evidenzia il giudice, che «non possedesse la certificazione necessaria per la commercializzazione».
E infatti, nel 2003, sarebbe stato proprio l'originario proprietario ad avviare le procedure per il rilascio della certificazione Cites, secondo il gip «consapevole dell'illiceità della pregressa vendita». Una certificazione che consente comunque «esclusivamente la detenzione e l'esposizione, ma non è idonea a consentire la commercializzazione della collezione e più in generale un trasferimento di proprietà».
Questo spiegherebbe, secondo il pm Ponziani, «la ragione per cui in epoca ancora successiva alla vendita agli attuali indagati, e precisamente il 16 aprile 2010, il contratto di "comodato d'uso gratuito" con il Comune di San Giovanni Teatino sia stato stipulato non dai due finiti sotto inchiesta, ma da T.S».
IL SEQUESTRO E dunque la procura ritiene, ecco il perché del sequestro, «che lasciare la collezione nella libera disponibilità degli indagati crea il pericolo di una reiterazione delle condotte criminose. I due hanno infatti chiaramente manifestato la loro volontà di vendere la collezione, che ben potrebbe essere ceduta a terzi in modo clandestino». La collezione è stata quindi lasciata in affidamento al Museo Universitario di Chieti.
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