Sequestro di persona e tortura: indagini chiuse per due poliziotti

17 Febbraio 2024

Il fatto risalirebbe a luglio 2022 ai danni di un giovane portato in Questura dopo la lite per un incidente Secondo l’accusa, lo avrebbero malmenato in camera di sicurezza e privato della libertà personale

PESCARA. Due agenti in servizio alla squadra volante della Questura di Pescara sotto inchiesta per sequestro di persona, falso e a tortura. Il pm Andrea Di Giovanni ha chiuso le indagini e spedito l’avviso ai due rappresentanti delle forze dell'ordine (entrambi di Pescara). L’episodio (qualora risultino accertati tutti gli aspetti), risale a luglio 2022. La pattuglia risponde a una segnalazione per una lite che si era scatenata a seguito di un semplice incidente stradale. I due agenti, dopo aver verificato sul posto le identità dei quattro soggetti coinvolti in quella lite, decidono di portare in questura uno dei quattro per procedere all’alcoltest, «sia in ragione della presenza su di sè dei classici sintomi dell’abuso di sostanze alcoliche», scrive il pm nel capo di imputazione, «sia in ragione dei continui tentativi esperiti dallo stesso di aizzare gli animi e riaccendere le discussioni con le controparti».
Il problema, da dove scaturisce la delicata inchiesta che tocca dei rappresentanti della legge (peraltro le Volanti sono note per il loro qualificato lavoro e per la dedizione e la serietà con cui agiscono gli agenti), arriva nel momento in cui, inspiegabilmente, i due agenti decidono di mettere in camera di sicurezza l’automobilista. «Una volta condotto in Questura», si legge ancora nell’accusa, «a fronte delle richieste di spiegazioni palesate dalla parte offesa, lo spingevano all’interno della cella di sicurezza, quindi lo colpivano con plurimi calci, schiaffi e pugni che gli provocavano vistose lesioni e sanguinamenti al viso e alla bocca ed ivi lo trattenevano per circa mezz’ora privandolo della libertà personale in assenza di presupposti di legge previsti per procedere ad un arresto/fermo di polizia giudiziaria». E, a tal proposito, la procura contesta ai due indagati anche l’aggravante «speciale di aver commesso il fatto nella qualità di pubblico ufficiale con abuso dei poteri inerenti alle sue funzioni».
Ma nello stilare due annotazioni di servizio su quanto accaduto sul luogo della lite e poi in Questura, i due agenti compivano, secondo il pm anche il reato di falso, perché «attestavano, contrariamente al vero, che le lesioni riportate dal malcapitato (e descritte nella scheda di intervento) fossero l’esito di gesti autolesivi». Insomma, per giustificare gli evidenti segni sul viso della vittima, gli agenti riportarono nell’annotazione che «...mentre l’uomo stava attendendo la compilazione dei verbali a suo carico, probabilmente nel momento in cui si rendeva conto di avere la patente ritirata, in un momento di sconforto perdeva il controllo di sé e, scagliandosi contro il muro del corridoio dell’ufficio volanti, si procurava un trauma facciale». Una spiegazione che non ha convinto il pm. Ma la procura contesta ai due anche altre due aggravanti: di aver commesso il fatto su un atto destinato a fare fede fino a querela di falso; di averlo commesso per «occultare» i reati già descritti di sequestro di persona e tortura.
Adesso i due indagati hanno venti giorni di tempo per fornire elementi utili al magistrato per rivedere la sua posizione, poi si passerà alla richiesta di processo.
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