«Serena, non ti dimenticheremo mai»

1 Novembre 2018

Compagni e insegnanti sconvolti dalla morte della 18enne travolta dal treno: un muro della scuola sarà dedicato a lei

TORRE DE’ PASSERI. C’è anche il brik con il suo succo di frutta preferito sul banco vuoto di Serena, nome italiano che Nisdr Et-Tebraoui aveva scelto da quando, con la famiglia di origine marocchina, si era trasferita a Torre de’ Passeri. Alcuni compagni di classe, che poche ore prima avevano pianto alla stazione ferroviaria dove martedì sera Serena ha scelto di chiudere il conto con una vita ancora breve, ora sfogano il loro dolore così: riempiendo il suo posto vuoto in prima fila con messaggi, poesie, coccole e una rosa bianca.
L’istituto tecnico economico di Torre de’ Passeri è frequentato da 85 studenti, da una ventina tra professori e insegnanti di sostegno e da una decina tra amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici. E’ una grande famiglia, dove si conoscono tutti. E dove tutti ieri si sono incontrati per parlare di Serena. La preside, la professoressa Patrizia Corazzini, insieme al vice preside Romano Sergiacomo, ha riunito i ragazzi nell’auditorium, dove poco dopo sono arrivati anche lo psicologo della Polizia di Stato e gli uomini della Polfer che hanno condotto le indagini sulla morte della studentessa.
RIUNITI IN AUDITORIO
Un lungo silenzio ha preceduto l’intervento della dirigente dell’istituto, che in più occasioni non ha frenato le lacrime. «Siamo tutti sconvolti, perché Serena ha sorpreso tutti. Non ce l’aspettavamo, nessuno di noi se lo aspettava. E questo deve farci riflettere», dice Patrizia Corazzini. «Lei era felice di vivere qui, di passare il suo tempo a studiare insieme ai suoi amici. A settembre, un mese dopo la morte della madre, Serena ha ripreso la scuola con ancora più passione, perché questa scuola è una grande famiglia. In due mesi è mancata solo due giorni per l’influenza, ma il terzo giorno era in classe con la febbre».
Con le compagne di classe aveva già programmato per ieri sera la partecipazione a una festa di Halloween a Torre de’ Passeri, mentre per i quattro giorni di chiusura della scuola (in occasione delle festività del primo novembre) Serena aveva annunciato ad amici e insegnanti che sarebbe andata a Torino a trovare il fratello insieme alla sorella più grande, Maria, che lavora in una pasticceria di Scafa e che ha frequentato in passato il suo stesso istituto. Tutti elementi che contribuiscono a rendere ancora più inspiegabile il suo suicidio.
I COMPLIMENTI DELLA POLFER
Parole commosse che lo psicologo e gli uomini della Polfer interrompono per qualche minuto confermando il grosso legame che la studentessa marocchina, perfettamente integrata nel tessuto cittadino e scolastico, aveva con la sua scuola. «Quando abbiamo ispezionato la sua camera, in cerca di una lettera, di un perché, abbiamo trovato la scuola. Ovunque c’erano libri, quaderni, appunti, approfondimenti. Dobbiamo fare i complimenti a questa scuola, perché aveva riempito la vita e gli interessi di questa ragazza».
L’ORA DI RELIGIONE
Eppure, Serena martedì sera ha deciso di cancellare tutto. Anche questa isola felice rappresentata dalla sua scuola. «Serena era perfettamente integrata nella sua scuola, studiava con profitto ed era benvoluta da tutti», prosegue il vice preside, il professor Sergiacomo. «Basti pensare che lei, di fede musulmana, non perdeva mai le lezioni di religione di don Mauro Pallini. Mentre i ragazzi di fede diversa lasciano l’aula, lei chiedeva a don Mauro: “Professore, le dispiace se rimango?”. L’insegnante, naturalmente, era felice di questa scelta. Questo», conclude il professor Sergiacomo, «per far capire non solo l’apertura mentale di questa ragazza, ma anche quanto fosse grande la sua curiosità, il suo desiderio di integrarsi, la sua sete di sapere».
L’AMICA DEL CUORE
Micaela Di Rocco era la sua compagna di banco, e nella classe terza A era seduta alla destra di Serena, in prima fila. «Aveva sempre il sorriso stampato sul volto, era impossibile non volerle bene», racconta Micaela. «Siamo state insieme fino a martedì e non ci ha fatto capire nulla... mannaggia Habibi... mi mancherai come l’aria». Sulla lavagna, a caratteri cubitali, il nome “Serena - Nisdr”.
UN MURO PER SERENA
«Non meritava questa fine», quasi singhiozza una delle sue professoresse, Floriana Bucci «e neanche noi ce la meritavamo. Non ci sono parole per descrivere questo grande dolore che ci ha provocato. E che continuerà a provocare perché non avremo un funerale, non avremo una tomba dove portarle un fiore perché la salma raggiungerà la madre in Marocco. Non ci sarà una parola fine per Serena. E comunque non ci sarà fine per questo dolore».
«Per far sfogare i ragazzi abbiamo pensato di dedicare un muro di questa scuola a Serena», riprende la dirigente scolastica. «Su questo muro saranno appesi pensieri, poesie, commenti, disegni... tutto quello che i ragazzi vorranno creare per ricordare Serena». C’è anche chi pensa a iniziative di tipo culturale da realizzare anche al di fuori dell’ambiente scolastico, magari in collaborazione con il Comune di Torre, il cui sindaco Piero Di Giulio è stato vicino al dramma della famiglia. Infine un aiuto alla famiglia: «Stiamo pensando a una raccolta di fondi per contribuire alle spese di trasporto della salma e dei funerali in Marocco», ha concluso la preside.