«Servirà un commissario se la fusione non decolla»

14 Febbraio 2016

Il movimento politico teme l’impaludamento dei progetti di legge varati in ritardo dalla Regione e chiede garanzie perché l’iter arrivi a conclusione

PESCARA. Un commissariamento dei tre Comuni (Pescara, Montesilvano e Spoltore) che sia finalizzato al progetto di fusione. È la richiesta dei Radicali abruzzesi, che si dovrebbe applicare come sanzione nel caso dovesse arenarsi l’iter prospettato nelle due proposte di legge regionale, ora all’esame del Consiglio regionale – relative alla Nuova Pescara, ovvero la fusione tra i tre Comuni per la quale, in un referendum consultivo del 2014 – la maggioranza dei votanti si espresse a favore.

Nei giorni scorsi, la giunta regionale ha presentato due proposte di legge identiche, se non per un articolo, in cui si stabilisce che la Nuova Pescara verrà istituita a partire dall’1 gennaio 2019, a meno che, ed è questa la variante della seconda proposta di legge regionale, i Consigli comunali dei tre Comuni non istituiscano nel frattempo un’unione tra i tre enti, al fine di favorire una progressiva integrazione amministrativa. In questo secondo caso, l’obiettivo della fusione rimarrebbe, ma su proposta del governatore, Luciano D’Alfonso, il Consiglio regionale dovrebbe indicare una nuova data per procedere alla fusione. Alessio Di Carlo, componente della direzione nazionale di Radicali italiani; Roberto Di Masci, presidente dell’associazione Radicali Abruzzo; e Dario Boilini, tesoriere, hanno convocato ieri una conferenza pubblica nella sala delle commissioni, al Comune di Pescara, per rilevare come nelle dueproposte regionali non si faccia esplicito riferimento a una sanzione che induca a rispettare i tempi dell’iter legislativo. Mancherebbe, insomma, una spada di Damocle che dia garanzie all’approdo verso la Nuova Pescara. «Siamo qui a chiederci», osserva Di Carlo, « perché mai dovremmo sentirci sicuri sull’andamento dell’iter legislativo, posto che D’Alfonso ha presentato le proposte di legge solo dopo più di 500 giorni dall’11 settembre 2014».

Una data, quella dell’11 settembre, che si riferisce al termine entro cui il Consiglio regionale avrebbe potuto varare una legge sulla fusione dei tre Comuni (ma non obbligatoriamente, visto che il referendum era solo consultivo).

Per Di Carlo, pertanto, occorrerebbe che venissero introdotte delle «sanzioni amministrative, se non ci fosse una garanzia del rispetto dei termini previsti per la fusione».

Appunto, un commissariamento dei Comuni, finalizzato alla fusione. Scettici, sulla proposta della Regione, anche Di Masci e Boilini.

Per il primo, «l’ipotesi di uno slittamento della fusione dal 2019, fa dubitare sulle reali intenzioni», mentre per Boilini la Nuova Pescara «non deve essere, come qualcuno l’ha considerata, “a freddo”, poiché cittadini e imprese non sono freddi. Gli unici a esserlo, sono i politici».

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