Servizio civile, 13 posti disponibili alla Caritas per aiutare i più fragili

4 Febbraio 2021

Le domande vanno presentate entro il 15 febbraio per l’assistenza a famiglie svantaggiate, migranti, vittime di tratta e sfruttamento

PESCARA. Anche alla Caritas c'è la possibilità di svolgere il Servizio civile universale. In questi giorni, fino al 15 febbraio (alle 14), ci si può fare avanti per essere uno dei 13 volontari da impiegare in tre progetti rivolti alle persone fragili, quelle che la Caritas incontra quotidianamente nelle proprie attività.
Una sintesi delle iniziative da attivare con i volontari, che avranno la possibilità di guadagnare qualcosa essendo previsto un assegno mensile, arriva da Corrado De Dominicis, direttore della Caritas diocesana, mentre Sharon Troiano testimonia che cosa vuol dire essere un volontario nell'ambito del servizio civile.
Per gli indecisi o per chi non ha ancora preso in considerazione questa opportunità, De Dominicis spiega che «è un ingranaggio importante in quello che definiamo “Il motore della carità”, il volontariato, un modo per crescere e cimentarsi con ambiti e problematiche che riguardano tutti noi e per essere protagonisti del bene comune».
Ne sa qualcosa Sharon che a gennaio ha concluso la sua esperienza proprio in Caritas. Il progetto che aveva scelto dopo una analisi delle varie possibilità, si chiamava Rei, che sta per Reti per l'inclusione. Ha optato per quello perché le «sembrava più formativo e completo», e la sua esperienza si è svolta al Centro di ascolto diocesano della Caritas, dove si recano tutti coloro che hanno bisogno di un aiuto e che cercano risposte, le più svariate, dai buoni spesa al lavoro, per cui nei loro confronti viene svolta tutta una attività di colloquio, presa in carico e orientamento, ai servizi da offrire. Poi si è spostata alla Cittadella dell'accoglienza, dove il contatto con i meno fortunati è «diretto».
Un lavoro «difficile», che attraversa «un mondo sconosciuto», fatto di «persone ai margini, dal punto di vista economico». Gli effetti della pandemia si sono fatti sentire sotto tutti i punti di vista, durante l'anno.
Perché il Centro di ascolto «che prima accoglieva l'utenza in presenza ha dovuto offrire il servizio telefonicamente, per poi essere chiuso. Ci hanno dato la possibilità di sospendere il servizio civile, per via del Covid, ma noi abbiamo proseguito, qualcuno subito e qualcuno in un secondo momento».
Poi c'è l'aspetto delle conseguenze economiche del coronavirus e Sharon, che aveva già svolto in passato attività di volontariato in Caritas, ha visto e vissuto la differenza rispetto al periodo pre-Covid. «C'è un nuovo bacino di utenza, in Caritas, composto da famiglie intere che devono affrontare le conseguenze della perdita improvvisa del lavoro e ho incontrato molti giovani senza lavoro. E' un'utenza per me inaspettata», dice la 28enne originaria della provincia di Foggia che ora vive a Pescara e ha studiato Psicologia, ottenendo l'abilitazione.
«I poveri sono aumentati e le condizioni di chi era già in difficoltà sono peggiorate, nonostante gli aiuti e la rete di cui possono usufruire» e il pensiero va, ad esempio, ai detenuti usciti dal carcere o da una comunità, con cui ha avuto a che fare.
«E' stata un'esperienza bella e forte. Dal punto di vista emotivo il carico è pesante, ma grazie alla équipe della Caritas è possibile andare avanti. Ho avuto modo di formarmi e insieme agli altri ragazzi del servizio civile (una decina) abbiamo assistito a un cambiamento, rispetto a ciò che ci circondava, e ci siamo sentiti molto di aiuto». Guardandosi attorno ha capito che esiste una rete di supporto a chi ha meno, «una rete che funziona. C'è una bella sinergia della Caritas con i servizi territoriali e questo consente di ampliare il bacino di utenza e di individualizzare i progetti».
Il legame con la Caritas non finisce qui, per Sharon, che «è rimasta a disposizione». Nell'ambito del bando che sta per scadere sono quattro i volontari che saranno selezionati per l’accompagnamento all’inclusione sociale di migranti, rifugiati e vittime di tratta e sfruttamento (progetto “Integra Lab”), cinque i volontari per l’attività di accoglienza, ascolto e attivazione di percorsi individualizzati per le persone incontrate nei servizi della diocesi (progetto “Resil”) e quattro i giovani da destinare all’assistenza di famiglie svantaggiate e per il contrasto alla povertà educativa minorile (progetto “Famiglie al Centro”).Tutte le informazioni sui progetti e sulle modalità di candidatura sono on line: www.caritaspescara.it
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