Sfamurri: ma i costi sono troppo elevati

24 Maggio 2020

PESCARA . Aveva optato per abbassare la serranda della sua attività già qualche giorno prima del lockdown ufficiale. Ora ha deciso di tenere chiuso il ristorante. Almeno per il momento. Leo Sfamurri...

PESCARA . Aveva optato per abbassare la serranda della sua attività già qualche giorno prima del lockdown ufficiale. Ora ha deciso di tenere chiuso il ristorante. Almeno per il momento. Leo Sfamurri è il titolare de Il Chiodo Fisso, locale del centro storico di Pescara che a pieno regime, tra gli spazi all'interno e quelli all'esterno, arriva a contare anche 100 coperti. I 15 anni di gestione, raggiunti lo scorso aprile, lo hanno portato alla decisione difficile e dolorosa di non ripartire. «Ho dovuto fare delle valutazioni precise e conti alla mano non credo sia conveniente riaprire. Le spese sono troppo elevate, a fronte di incassi e richiesta che al momento sarebbero bassissimi», afferma il ristoratore. «Il ristorante in funzione viene a costare almeno 5 mila euro al mese», confessa Sfamurri «tra stipendi, canone di affitto, utenze. A queste voci vanno aggiunti tutti i costi per le sanificazioni, i dispositivi di sicurezza e gli accorgimenti per garantire la salute di personale e clienti». Sul piatto della bilancia pesa anche la spesa degli approvvigionamenti del food e del beverage con il rischio, specie per i prodotti freschi, del non venduto. «Pane, carne e tutti i generi deperibili», dice «sono da buttare se non utilizzati nell'immediato. A oggi non possiamo avere la certezza di un'affluenza tale da consumare tutte le provviste generali. È un rischio troppo alto che non posso e voglio assumermi di fronte a incassi incerti».
Il cuore del problema secondo il titolare del Chiodo Fisso sta nella mancata certezza del ritorno della clientela. «Ci sono tre componenti da considerare», illustra. «La psicologica che incide per il 50 per cento e che non lascia alle persone la leggerezza per ritornare a frequentare un locale pubblico. C'è poi l'elemento economico. Le persone non sanno ancora cosa succederà nelle prossime settimane e non hanno grande possibilità di spesa». Il terzo elemento è per Sfamurri legato all'esperienza stessa del ristorante. «Andare in un locale con la mascherina, toglierla al momento del pasto, rimetterla nei vari spostamenti rende la fruizione faticosa», sottolinea «e scoraggiante. Nel mio caso, la condizione è rimarcata dalla natura del mio ristorante». Il Chiodo Fisso ha sempre organizzato eventi musicali, feste per bambini. «Il concetto base della mia realtà è l'aggregazione. È evidente che non si concilia con le regole che vanno rispettate per la salute di tutti. Dovrei ridurre i coperti all'interno e per gli spazi all'aperto, seppure le nuove regole comunali sul suolo pubblico consentono un allargamento, nella nostra zona siamo diversi ristoranti quindi non ci sono troppi margini per ampliare le aree di pertinenza. Per tutte queste ragioni», conclude «per il momento voglio osservare, capire l'evoluzione del coronavirus e valutare quando e in che modo affrontare la riapertura». (ma.pa.)