Sfrattata col marito malato chiede una casa da affittare

23 Ottobre 2014

Rifiuta un alloggio parcheggio perché ha due figli che lavorano: «Possiamo pagarci un appartamento e non vogliamo pesare su chi ha più bisogno di noi»

MONTESILVANO. Non chiede una casa popolare né aiuti economici ma solo che qualcuno le dia un po’ di fiducia e una casa in affitto dove poter continuare a vivere la sua vita. È una storia di grande dignità quella di A. A., montesilvanese di origine italo-tedesca, madre di due figli maggiorenni e moglie di un uomo gravemente malato. La donna, nei giorni scorsi, ha visto bussare alla sua porta un ufficiale giudiziario che le dato un ultimatum: il 24 novembre, lei e la sua famiglia devono lasciare l’appartamento.

Si tratta di un’abitazione al quarto piano di un palazzo di corso Umberto, in pieno centro, dove lei e i suoi familiari vivono da dieci anni senza aver avuto mai alcun problema di affitto. Almeno fino allo scorso anno quando suo marito ha avuto un ictus che lo ha tenuto sospeso tra la vita e la morte per diversi mesi e che oggi lo costringe a letto con un’invalidità totale.

«Nel 2009, mio marito si è gravemente ammalato ed è stato sottoposto a una tracheostomia», racconta la donna, «nonostante tutto ha continuato a lavorare in un’impresa di pulizie per quattro ore al giorno. Poi, a maggio dell’anno scorso, è stato improvvisamente colto da un ictus e da lì la situazione è precipitata. Per tre mesi, anche per via delle preoccupazioni e della mia presenza costante in ospedale, non ho avuto la possibilità di pagare l’affitto e quando, ad agosto, ho chiamato il proprietario di casa per dire che avrei potuto saldare due dei tre mesi arretrati, mi ha risposto che o pagavo tutto oppure dovevamo andare via». Passano ulteriori quattro mesi e, a dicembre, la donna, grazie anche allo stipendio di uno dei due figli e alla pensione della madre, riesce a raggiungere la somma in denaro per eliminare tutto il debito accumulato.

«Ma quando ho chiamato il padrone di casa mi ha risposto che aveva già avviato tutti gli atti per lo sfratto e che non sarebbe più tornato indietro», prosegue. «Vi lascio immaginare la delusione provata nel ricevere una simile coltellata in un momento così difficile della mia vita da chi, per dieci anni, ha sempre ricevuto regolarmente l’affitto».

A partire da gennaio quindi, la A.A. ha cominciato a cercare una nuova casa in affitto dove trasferirsi con tutta la famiglia ma la ricerca non ha ancora prodotto alcun risultato. «Sono una persona onesta e seria e informo sempre i possibili affittuari che sto lasciando la casa a causa di uno sfratto. Questa sincerità mi ha però chiuso in faccia decina di porte», rivela. «Ho chiesto aiuto anche all’Azienda Speciale e al Comune e mi hanno suggerito di fare richiesta per una casa-parcheggio. Ma io non la voglio, così come non chiedo un alloggio popolare, per una questione di dignità e di rispetto per gli altri. Ci sono tante persone che ne hanno realmente bisogno, io invece sono nelle condizioni di pagare un affitto per cui chiedo soltanto ai cittadini di Montesilvano di darmi fiducia o al Comune di garantire per me, così da poter continuare a vivere una vita, se non felice, almeno più serena».

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