Sfrattato invalido malato di cancro

18 Ottobre 2016

Sei famiglie costrette a lasciare una palazzina parcheggio del Comune di Montesilvano. L’assessore: «Non pagano l’affitto»

MONTESILVANO. Sei famiglie sono state sfrattate ieri mattina da una palazzina di Cappelle sul Tavo presa in affitto nel 1999 dal Comune di Montesilvano e utilizzata per l’assegnazione delle cosiddette case parcheggio. Si tratta di soluzioni abitative che l’ente dovrebbe assegnare a persone in temporanea difficoltà economica, ma che in molti casi si trasformano in vere e proprie case popolari all’interno delle quali i cittadini restano ben oltre il tempo dovuto.

Ed è quanto accaduto nella palazzina di contrada Pignataro dove tutte e 6 le famiglie non avevano più i requisiti per poter stare e che è stata quindi sgomberata interamente e riconsegnata al proprietario. «Tutti gli occupanti degli alloggi», spiega l’assessore alle Politiche della casa Ottavio De Martinis, «si trovavano in una condizione di morosità. Due appartamenti erano stati occupati senza titolo. Una degli inquilini, inoltre, ha rinunciato per ben due volte all’assegnazione di una casa popolare. Si è reso necessario eseguire questo sfratto, anche al fine di riconsegnare l’immobile al legittimo proprietario».

L’operazione è stataeseguita in collaborazione con il Comune di Cappelle sul Tavo, e ha visto il coinvolgimento dei carabinieri della stazione di Spoltore, della polizia locale, della polizia, dei Vigili del Fuoco, della Protezione Civile e del 118. «Tale operazione», prosegue il vicesindaco, «rientra anche nell’iter di razionalizzazione delle spese su cui quest’amministrazione è molto sensibile. L’immobile, infatti, ha rappresentato sino a oggi un costo annuo per le casse comunali di circa 40mila euro».

Lo sfratto di ieri mattina è frutto di un provvedimento d’urgenza emesso dal Tribunale di Pescara, al quale il Comune di Montesilvano si era rivolto nel 2015 per far fronte alla morosità degli inquilini. Nelle scorse settimane, dunque, l’ente aveva ricevuto il via libera alle operazioni, che sono state rimandate di qualche settimana per consentire agli inquilini di trovare delle sistemazioni alternative. A rimanere fuori casa e senza alternative davanti sono però oggi un 52enne invalido, gravemente malato, C.S., e una mamma con un figlio minorenne, che sono stati temporaneamente alloggiati all’Hotel delle Rose a spese del Comune.

«Sto facendo la chemioterapia e non ho una casa dove stare», spiega l’inquilino gravemente malato. «Il Comune pagherà l’hotel per un mese e da quel momento in poi non saprò dove andare. Chiedo solo una stanza e un bagno, non ho bisogno d’altro. Ho già presentato domanda per la casa popolare sia nel 2008 che ora. Spero che qualcuno prenda a cuore la mia situazione difficile». Intanto il Comune, che ha curato la pratica dello sfratto con l’avvocato Maria Setta, ha messo a disposizione un locale dove potranno essere conservati, per circa un mese, gli arredi gli inquilini che non sono riusciti a provvedere in altro modo a una collocazione alternativa. «È stato un atto doloroso», dice De Martinis, «ma necessario per garantire il rispetto dei diritti e tutelare i principi di legalità che devono rappresentare il cardine di ogni società».

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