Sfratto per 300 senegalesi Via dal mercato, ma dove?

Stazione, il sindaco ordina lo sgombero coattivo e vieta l’area da mezzanotte
PESCARA. I preparativi erano in corso da mesi, ma adesso c’è l’ordinanza di sgombero coattivo pronta a spazzare via storie e persone. È il mercatino dei senegalesi nell’area di risulta della stazione che dopo le ultime segnalazioni della Asl, della polizia ferroviaria e della polizia municipale sarà sfrattato dopo venti anni con la bonifica contestuale della zona, che vuol dire ripristino dei luoghi da un punto di vista della sicurezza e della fruibilità. Dunque, nella stessa operazione che vede coinvolti forze dell’ordine, soccorsi e vigili del fuoco, coordinati dalla Prefettura, il tratto al lato del tracciato ferroviario, circa 800 metri quadrati, sarà anche riasfaltato e riaperto alle auto.
Due le ordinanze firmate dal sindaco Marco Alessandrini che oltre a motivare e a disporre lo sgombero istituisce in quella zona il divieto di transito, con rimozione forzata, dalla mezzanotte di oggi, ma senza specificare fino a quando. Questo, ovviamente, significa che dallo scoccare della mezzanotte ogni momento sarà buono per un’operazione che ha scatenato reazioni e polemiche a livello politico, ma soprattutto timore e grave preoccupazione tra gli oltre trecento senegalesi che lì, in mezzo a quelle bancarelle, ci lavorano e ci vivono da vent’anni: i primi dieci passati lungo il percorso pedonale che dal piazzale della vecchia stazione porta al nuovo e gli ultimi, dal 2004, nell’attuale lingua a ridosso della massicciata ferroviaria, dove li mandò l’allora assessore Di Pietrantonio della giunta di Luciano D’Alfonso.
Un mercatino «senza titolo di legittimazione», scrive adesso nell’ordinanza il sindaco, che insiste su un’area data in comodato dalla rete ferroviaria al Comune nel 2010 e dove negli anni si sono create una serie di situazioni illegali e a rischio: dalla compravendita di prodotti contraffatti, di ogni genere e griffe, alla presenza di fili elettrici collegati con allacci di fortuna «che non rispettano alcuna regola in materia di sicurezza degli impianti». Senza contare, si legge nell’ordinanza, che «all’interno dell’area è stata realizzata abusivamente una struttura prefabbricata adibita ad abitazione senza alcuni rispetto delle minime regole di decoro in violazione anche delle norme in materia di sicurezza per quanto riguarda energia elettrica e gas».
Si tratta di circa 150 banchi dove si può trovare di tutto, dalla copisteria a chi aggiusta i cellulari, oltre alla miriade di griffe taroccate per cui già due volte venne Striscia la notizia, e a cui fanno capo almeno 300 senegalesi che si sono organizzati perfino con mensa, cucina e vigilanza notturna. Una situazione di illegalità diffusa, secondo la polizia ferroviaria che la segnala dal 2010, di abusivismo totale e di emergenza igienico-sanitaria come hanno segnalato Asl e polizia municipale a loro volta. Di qui lo sgombero deciso dall’amministrazione di centrosinistra (dove non era riuscita quella di centrodestra) senza però aver studiato alternative per i 300 che, seppur abusivi, lì hanno costruito le loro vite, con famiglie da mantenere, affitti da pagare e figli da mandare a scuola.
Nel gioco delle parti, il sindaco Alessandrini ne fa un discorso di regole: «A noi risulta che là dentro ci sono 13 regolari e questa è un’aliquota spalmabile sui mercati esistenti. Il punto è che non possiamo, non dobbiamo e non vogliamo favorire chi esercita attività non lecita». E con questo aggiunge: «Voglio ricordare che non si è arrivati con leggerezza a questa ordinanza, nell’anno passato abbiamo svolto almeno un paio di incontri con quella comunità. Ma se poi quest’estate mi arrivano una serie di note dalla polizia ferroviaria, dalla polizia municipale e dalla Asl in cui sostanzialmente, alla luce delle loro risultanze, vengo chiamato a emettere l’ordinanza, non posso non farlo. Fermo restando che cercheremo di spiegare le ragioni e di favorire il dialogo con l’incontro che abbiamo già convocato per sabato mattina con i rappresentanti di quella comunità. I trecento? Bisognerà vedere le singole posizioni: il rispetto delle regole paga sempre».
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