Si allunga la lista delle perdite Le vittime della valanga sono 18

Tra le cucine e la hall dell’albergo recuperati altri cadaveri, mancano ancora 11 dispersi
PESCARA. Quello che tutti speravano, purtroppo, non si è avverato. Dietro il muraglione di cemento armato spesso 80 centimetri che separava la parte già controllata dell’hotel dalle cucine e dalla hall dell’albergo non ci sarebbero sopravvissuti. La triste conta dei corpi è iniziata lunedì, quando i vigili del fuoco sono riusciti a bucare quel muro e ne hanno trovati quattro. Ma la parte peggiore doveva ancora arrivare perché ieri il termometro della morte ha iniziato inesorabilmente a salire. Per tutta la giornata. Fino a portare a 18 (dieci uomini e otto donne) il numero delle vittime accertate.
Dunque, tolti gli undici sopravvissuti (tra cui anche Giampiero Parete e Fabio Salzetta che al momento della valanga di mercoledì scorso si trovavano fuori dall’albergo) a ieri erano ancora 11 i dispersi per cui comunque, e fino all’ultimo, i soccorritori continueranno a scavare.
«Non ci fermeremo fino a quando non avremo la certezza che non ci sia più nessuno», ha ribadito Luigi D’Angelo, il funzionario del dipartimento della Protezione civile al centro di coordinamento dei soccorsi a Penne, «stiamo scavando nel cuore della struttura e dobbiamo continuare a cercare fino alla fine».
Ma lo scenario che si sono trovati davanti i soccorritori che dall’alba di giovedì scorso sono su quella montagna di neve e ghiaccio che ricopre l’albergo di tre piani raso al suolo, lascia poche speranze.
«C’è ancora da lavorare», riferisce Antonio Crocetta, delegato regionale del soccorso alpino, «ci sono ancora altri locali da ispezionare, l’ufficio della direzione, altre zone, e finchè c’è da scavare ci sono ancora speranze», dice. Ma non esclude altre vittime, perché la hall è già stata quasi tutta controllata e quel che resta delle cucine è un inferno. Sotto l’enorme mole della valanga che ha tirato giù come un castello di sabbia i tre piani dell’albergo, sono collassati i muri di quella zona compresa tra la hall e le cucine, la zona dove si sarebbe radunata gran parte dei dipendenti e degli ospiti della struttura che una settimana fa aspettavano di ripartire. In attesa della turbina che gli doveva liberare la strada verso la salvezza che invece non è arrivata. «Dietro quel muro», riferiscono all’Ansa alcuni soccorritori, «c’è un ammasso di neve ghiacciata e compatta, tronchi d’albero, fango, detriti della frana e pezzi di cemento. Tutto frullato insieme. Mai vista una cosa simile. L’unica cosa che ci possiamo augurare, a questo punto, è che siano tutti lì e che li troviamo prima possibile». E mentre su quella montagna di morte sono arrivate le ruspe a rimuovere le macerie e la neve tirate fuori dall’esercito di soccorritori (quasi 250 persone), a Pescara, nell’aula magna dell’ospedale dal pomeriggio di ieri sono iniziati i primi riconoscimenti da parte dei familiari, a mano a mano che i corpi arrivavano all’obitorio. E da lì poi a Chieti, per le autopsie disposte dalla Procura. Un limbo odioso per madri e padri, fratelli e sorelle e tutto un mondo di storie e affetti che da venerdì mattina, dalla notizia dei primi sopravvissuti, si sono ritrovati a Pescara, provenienti dalle Marche, dall’Umbria, da Roma e dalle varie province abruzzesi. Familiari che aspettano di sapere, ma che al tempo stesso pregano di non essere loro a venire convocati negli uffici della direzione sanitaria dove, con i carabinieri, e assistiti dagli psicologi, si è svolto ieri il triste rituale del riconoscimento. Una foto, «è lui», o «è lei». E la vita che non è più vita. «Da stamattina ci hanno detto che tra i corpi recuperati ci sono delle donne e sto diventando pazza al pensiero che possa essere mia figlia», riferisce distrutta una madre a fine serata, sesto giorno della sua via Crucis. «È un’attesa straziante». Ma oggi si ricomincia. Con i soccorritori che scavano e i familiari chiamati a riconoscere i propri cari. Mentre non si smette di cercare gli 11 dispersi.
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