«Si bagnò l’orecchio e poi guarì»

La famiglia di Donato Romano, uno dei miracolati di San Nunzio
PESCOSANSONESCO . «Santo Nunzio, se devo morire lontano da casa mia, fammi morire qui o guariscimi». Questo pensiero fu pronunciato ad alta voce da Donato Romano, contadino nato a Moscufo il 29 novembre 1909 e morto a Pesco il 13 giugno 2007 a 97 anni, uno dei tre miracolati che hanno consentito di avviare il processo di canonizzazione di Nunzio Sulprizio.
Era il 2 aprile 1929 quando Romano, 20 anni, militare a Chieti, malato di una otite purulenta all’orecchio destro con febbre alta e mandibola infiammata, giunse nel santuario di Riparossa a invocare la grazia di colui che già all’epoca, 89 anni fa, era considerato “santo”.
«Piangeva e pregava» raccontano oggi i suoi familiari, nonna Maria Domenica Buccella, 85 anni, Delio Matera (originario del foggiano) e Donatella Romano, genitori di Marco e Mary, pronipoti del santo che vivono a Pesco dove il contadino arrivò a suo tempo per lavorare, «era disperato e privo di forze perché non riusciva a mangiare dal dolore alla mandibola. Neppure i medici sapevano che fare. Col “santariello”, come lo chiamava, sempre nel cuore, andò al santuario e si bagnò l’orecchio. Quando uscì sentì un forte calore e appena passato l’uscio era già guarito». (c.co.)

