Si diede fuoco dentro il carcere, detenuto muore dopo due mesi

Il trentenne marocchino Marouane deceduto al Policlinico di Bari: troppo gravi le ustioni sul corpo Il giovane era una delle vittime dei pestaggi nella casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere
PESCARA . Due mesi. Tanto è durata l’agonia di Fakhri Marouane, il detenuto marocchino di 30 anni che, il 27 maggio scorso, si era dato fuoco nel carcere di San Donato a Pescara. Marouane è morto ieri in un letto del Policlinico di Bari dove era stato ricoverato per le ustioni riportate su quasi tutto il corpo. A dare la notizia della morte è stato il suo avvocato, Lucio Marziale.
Marouane era uno dei detenuti vittime dei pestaggi nel carcere di Santa Maria Capua Vetere nel corso del 2020; poi il trasferimento a Pescara. Quelle aggressioni senza pietà a cui fu sottoposto sono al centro di un processo: Marouane era un testimone chiave. Avrebbe dovuto testimoniare al dibattimento: la sua vicenda è tra quelle ritenute più gravi dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere; dai video delle violenze, dalle indagini e dalle prime fasi del processo partito a novembre 2022, è emerso come Marouane fosse tra i detenuti maggiormente «attenzionati» dagli agenti penitenziari responsabili dei pestaggi. In particolare dai video mostrati nelle scorse udienze, si vede che Marouane, durante i pestaggi, fu costretto a muoversi sulle ginocchia a piccoli passettini per raggiungere il suo posto nell’area socialità del carcere sammaritano; rimasto solo dopo che gli altri detenuti erano stati portati via, fu colpito con il manganello in testa, quindi fatto alzare e inginocchiare nuovamente ad altezza di un agente, e alla fine riportato in cella tra i poliziotti che continuavano a pestarlo.
La storia del detenuto marocchino è emersa in tutta la sua drammaticità nel corso del processo a carico degli unici due agenti penitenziari del carcere di Santa Maria Capua Vetere che avevano scelto il rito abbreviato, e che poi sono stati assolti il 20 giugno scorso. Nel corso di quelle udienze, la Procura e la difesa di Marouane hanno raccontato, sulla base dei due interrogatori resi dal detenuto ai pm nelle settimane successive ai pestaggi, ciò che il 30enne aveva subito dal 10 marzo 2020, quando era entrato nel carcere casertano, al 6 aprile, fatti che ancora lo terrorizzavano, disse il detenuto, e che lo avevano fatto cadere in una forte depressione.
Dopo l’esperienza a Santa Maria Capua Vetere, Marouane fu poi trasferito al carcere di Pescara, dove pareva essersi ripreso; lì aveva infatti intrapreso un percorso rieducativo concreto, diplomandosi e ottenendo la semilibertà, ma quest'anno, con l’inizio dei processi per i pestaggi del 6 aprile 2020, Marouane ha probabilmente rivissuto il terrore ricadendo in quello stato depressivo da cui forse non era mai guarito del tutto. A Pescara Marouane sembra che sia andato in tilt per un richiamo, fino a minacciare di darsi fuoco, cosa poi effettivamente successa. Quel giorno di fine maggio così il segretario del sindacato Sappe Donato Capece ha commentato l’accaduto: «Sembrerebbe che, alla base dell’insano gesto del detenuto, con pena definitiva da scontare e ammesso al lavoro all'esterno vi sia stata la contestazione per un rapporto disciplinare avuto qualche giorno prima. Ha chiesto più volte di parlare con il comandante e, nel momento in cui questi si recava presso il Reparto semiliberi, il detenuto si è dato fuoco. Sono stati momenti di grande tensione».
Il fratello del detenuto, che vive a Isola Liri, ha presentato denuncia perché si faccia chiarezza sulle cause che hanno portato Marouane a perdere il controllo nel carcere di Pescara, e dunque a verificare se vi siano altre responsabilità.
Al riavvio del processo per i fatti dell’aprile del 2020, la prossima udienza è prevista l’11 settembre, Marouane non ci sarà; si capirà nelle prossime settimane se i familiari del detenuto vorranno andare avanti col processo.
Da mesi anche nel carcere di Pescara è emergenza: l’ultima denuncia dei sindacati riguarda l’aggressione da parte di un detenuto a un poliziotto penitenziario. Nei giorni scorsi, la deputata del M5S Daniela Torto e il senatore Pd Michele Fina hanno presentato due interrogazioni sul carcere di San Donato. (p.l.)

