Si fa scudo col figlio, pistola nel giardino

14 Ottobre 2019

Montesilvano. I carabinieri che hanno salvato il bambino hanno ritrovato l’arma in mezzo all’erba, tra i giochi di una villetta

MONTESILVANO. È stata ritrovata nel giardino di un’abitazione, in via delle Querce, la pistola di cui si è disfatto il 52enne che due giorni fa ha affrontato i carabinieri proprio con quell’arma e usando il figlio di quattro anni e mezzo come scudo. I militari di Montesilvano e quelli di Martina Franca (Taranto), si erano presentati alle 7 nella sua abitazione per notificargli un provvedimento di arresto per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti ma l’uomo ha reagito subito in maniera spropositata, mettendo in pericolo la vita del figlio, oltre alla sua e a quella dei carabinieri. Ha inspiegabilmente impugnato la pistola che teneva sul letto e l’ha puntata contro i militari per poi prendere subito in braccio il bambino, usandolo come difesa. In quegli istanti i carabinieri hanno impugnato le proprie pistole per tenere a bada l’uomo, puntandogliele contro, ma le hanno immediatamente abbassate, a tutela del piccolo, che piangeva disperatamente. E probabilmente era proprio questo ciò che voleva il 52enne che ha lasciato il figlio, ha scavalcato la finestra della camera, al piano rialzato, e gettato via la pistola, un’arma pericolosissima e carica, con dieci cartucce nel serbatoio. La pistola, che è di importazione clandestina e non risulta catalogata, è stata lanciata in un’area potenzialmente pericolosissima. È finita, cioè, nel giardino di una abitazione, a pochi passi dai giochi dei bambini che vivono in quell’edificio. E le conseguenze potevano essere drammatiche perché poteva finire nelle mani dei bimbi. È stata recuperata attorno alle 8.30 dai carabinieri che avevano già bloccato il 52enne mentre tentava la fuga. È stato arrestato ed è finito in carcere e il figlio è stato portato in caserma: lì si sono occupati di lui le assistenti sociali e i carabinieri, che si sono impegnati a distrarlo e a giocare con lui dopo la scena orribile a cui ha dovuto assistere.
Ripensare a sangue freddo ai minuti trascorsi in quella abitazione (sette, in tutto), crea inevitabilmente emozioni fortissime nei carabinieri di Montesilvano, coordinati dal tenente Donato Agostinelli. «Poteva essere una strage», continuano a ripetersi. E proprio per la professionalità che il brigadiere di 37 anni e l’appuntato di 35 hanno dimostrato in quella casa, in una traversa di via Verrotti, al personale dell’Arma di Montesilvano continuano ad arrivare telefonate e messaggi di elogio e di ringraziamento non solo dai vertici dell’Arma, da Roma e da Napoli, ma anche da cittadini comuni.