Si incatena contro l’isola pedonale

Il ristoratore Pomante manifesta sotto al municipio: «Affari in calo del 50 per cento, così non si può andare avanti»
MONTESILVANO. «Avete distrutto il commercio». Esponendo questo cartello ieri mattina un ristoratore di Montesilvano si è incatenato in piazza Diaz, sotto al Comune, per accusare l’amministrazione di aver compromesso i propri affari a causa dell’isola pedonale sul lungomare. Si tratta di Sandro Pomante, titolare del ristorante Sapò sulla riviera, che ha messo in scena una protesta eclatante ma pacifica per accendere i riflettori sul calo di fatturato registrato dalla sua attività in queste settimane a causa, secondo il suo punto di vista, della pedonalizzazione della riviera. Dopo aver appeso il cartello a un palo della luce, Pomante si è legato al lampione facendosi passare una grande catena con un lucchetto intorno alla vita.
«Dopo aver protestato in ogni modo contro l’isola pedonale», ha spiegato il ristoratore, «questo è il gesto più estremo che metterò in atto contro questa iniziativa che mi sta danneggiando in maniera enorme. La vita è, infatti, un bene troppo prezioso per rinunciarci solo per motivi economici, ma volevo che fosse chiaro agli amministratori che sono davvero esasperato». Pomante punta il dito contro la decisione, presa quest’anno dalla giunta, di estendere la pedonalizzazione della riviera anche al tratto compreso tra via Marinelli e viale Europa, dove si trova appunto Sapò. «La scorsa estate questo tratto di riviera veniva chiuso solo un paio di volte a settimane e in occasione di qualche manifestazione», ha ricordato. «Quest’anno invece ciò accade tutti i giorni e, fatto salvo il tratto più a nord della riviera, in questa zona non c’è mai nessuno. Anche il trenino, che per qualche giorno ha percorso tutta l’isola, ora si ferma molto prima. Questo ha provocato una caduta vertiginosa degli incassi, che nel mese di luglio è stata di circa il 50% rispetto agli altri anni. E se si considera che il fatturato dei tre mesi estivi equivale al 40% dell’intero fatturato annuo del mio ristorante, appare evidente come il danno sia irreparabile non solo per me, ma anche per le persone che ci lavorano e di cui rischio di non aver più bisogno». Il ristoratore lamenta, inoltre, un mancato coinvolgimento degli operatori del settore da parte dell’amministrazione nella decisione di chiudere la riviera: «Si organizzano tavoli per ogni cosa e poi, invece, quando c’è da prendere queste decisioni non si ascolta chi ci vive e ci lavora».
Pomante è rimasto incatenato fino all’arrivo dei carabinieri davanti ai quali ha accettato con serenità di abbandonare la piazza, per essere poi ascoltato dal sindaco Francesco Maragno e dal suo vice Ottavio De Martinis.

