Si riapre lo scontro per le case sul mare

24 Maggio 2017

La società Pescaraporto impugna la delibera che ha negato la possibilità di costruire nuovi appartamenti sulla riviera sud

PESCARA. Si riapre lo scontro tra Comune e Pescaraporto per la costruzione di nuovi appartamenti sulla riviera sud. La società, di cui risultano azionisti i figli dell’avvocato Giuliano Milia e i costruttori Andrea e Luca Mammarella, ha impugnato davanti al Tar la delibera, approvata dal consiglio comunale nel febbraio scorso, con cui è stata respinta la richiesta di Pescaraporto di un cambio di destinazione d’uso da uffici a residenze nei tre palazzi di sette piani da realizzare nell’area dell’ex Edison, accanto al ponte del Mare. L’amministrazione comunale ha già preannunciato che darà mandato all’Avvocatura di resistere in giudizio.
Insomma, a poco più di un mese dalla notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati di cinque persone, tra cui il presidente della Regione Luciano D’Alfonso, riparte il contenzioso che sembrava concluso il 7 febbraio scorso, quando il Tribunale amministrativo regionale dichiarò infondata la domanda di annullamento, presentata dalla società, del provvedimento con cui il dirigente del Comune negò il rilascio dell’autorizzazione per il cambio di destinazione d’uso rimandando al consiglio comunale ogni decisione in merito.
L’ennesimo ricorso della società, tra l’altro, ha sorpreso dirigenti e avvocati dell’ente, in quanto non è diretto all’annullamento dell’atto di diniego che ha emanato il dirigente sulla base della decisione del consiglio comunale, bensì sulla delibera approvata. Evidentemente, gli avvocati di Pescaraporto hanno ritenuto che nel provvedimento vi fossero degli elementi di illegittimità giuridica o amministrativa tali da richiedere l’annullamento della delibera.
Fatto sta che sono ormai cinque anni che continuano a trascinarsi contenziosi e polemiche sul progetto di Pescaraporto. Sin dal 2012, quando cioè l’allora dirigente del Comune decise in piena autonomia di rilasciare il primo titolo edilizio, per costruire un albergo e delle attività commerciali, considerato dallo stesso assessore all’urbanistica di allora in contrasto con la pianificazione del Piano particolareggiato 2, adottato dal Comune e mai approvato definitivamente dal consiglio. Successivamente, la società ha richiesto e ottenuto un secondo cambio di destinazione d’uso per realizzare uffici e negozi.
Poi, nel corso dell’anno scorso, Pescaraporto è tornata alla carica per richiedere il terzo cambio di destinazione per trasformare gli uffici in appartamenti, tramite una variante al piano regolatore. Richiesta che ha diviso la giunta e il consiglio e solo dopo il pronunciamento del Tar la maggioranza si è ricompattata in tempo per approvare la delibera che ha negato la possibilità a Pescaraporto di realizzare gli appartamenti sulla riviera sud.
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