Sicurezza in città, il questore: è il nostro impegno coi pescaresi

Carlo Solimene dopo il fermo dell’accoltellatore del ragazzino di 15 anni: «Risposta tempestiva» E assicura: «L’obiettivo è di garantire ai cittadini il mantenimento delle loro tradizioni e abitudini»
PESCARA. «Pescara è una città giovane ma molto legata alle sue tradizioni e alle sue abitudini. È una città dove si vive ancora bene e noi dobbiamo garantire ai pescaresi il mantenimento di tutto questo».
Il questore Carlo Solimene che per lavoro è passato da Bologna a Palermo, fino a Napoli e a Reggio Calabria, dopo il caso del minorenne accoltellato e il tempestivo fermo del presunto responsabile da parte dei sui uomini, non cede alla scorciatoia di dire che “rispetto ad altre città, Pescara è una città tranquilla”. No. Piuttosto, ora che, come racconta lui stesso, ha imparato a conoscere la città «girata in lungo e in largo con lo scooter», ribadisce il concetto: «Noi forze di polizia abbiamo l’obbligo di garantire a questa città il mantenimento delle sue tradizioni».
Ma dopo gli ultimi fatti di cronaca la città sta cambiando la percezione di sicurezza. Pescara è sicura?
«Pescara è una città in cui ricerchiamo costantemente l’impegno per la sicurezza. E questo con la prevenzione, che funziona, come dimostrano la tempestività e la congruità delle nostre risposte. Penso all’ultimo episodio di via Firenze, ma anche alla recente aggressione in ospedale, a quella contro il bodyguard sul lungomare, all’altro accoltellamento in via Carducci e all’omicidio di Christopher. In tutte queste circostanze la nostra risposta è stata tempestiva e questo grazie anche all’ambiente collaborativo della comunità, che è coesa e vicina alle forze dell’ordine, alla collaborazione di tutte le forze di polizia, al rapporto eccellente con tutte le istituzioni pescaresi. E poi abbiamo il valore aggiunto: un rapporto istituzionale con una Procura di Pescara molto sensibile, così come quella dei Minori dell’Aquila. Tutti lavoriamo con un unico obiettivo, rendere Pescara più sicura. E questo lavoro viene fatto nell’ambito del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica che il prefetto riunisce continuamente per calibrare di volta in volta al meglio le strategie di intervento».
E questo basta?
«Pescara sulla carta conta 120mila abitanti, ma ci si dimentica che quotidianamente entrano in città altre centomila persone a cui va ad aggiungersi la popolazione delle vicine Montesilvano e Spoltore. Parliamo dunque di una città di medio calibro, che va verso i numeri di un capoluogo di regione popoloso. Una città attrattiva che può riservare sorprese. Ma parliamo anche di una città, come ho detto, particolarmente collaborativa, con grande orgoglio di appartenenza, un’appartenenza che accomuna anche gli enti istituzionali, tutti legati alla città».
È la stessa città che rimane basita nello scoprire che tra i ragazzini c’è chi gira con il coltello in tasca. E lo usa.
«Qui entriamo in una sfera più ampia che sta riguardando tutto il Paese e non solo, basta leggere i giornali. Parliamo di disagio giovanile, di distacco dalla realtà. È rispetto a questo che bisogna fare rete. La polizia si è accorta del fenomeno 15 anni fa, quando abbiamo iniziato gli incontri e i progetti con le scuole. Ma tutti possiamo fare di più, la scuola, la famiglia. Anche quando si tratta dei figli degli altri, bisogna farsi coraggio e dire se c’è qualcosa che non va: rispetto a comportamenti sbagliati o dannosi, meglio scoperchiare la pentola, anche a rischio di provocare un bisticcio, che tacere».
Dopo il 15enne accoltellato martedì scorso, la nonna di Christopher, ucciso da due coetanei a giugno, chiede controlli mirati sui coltelli tra i minori.
«Di fronte ai minori bisogna essere cauti. Noi stiamo facendo molte attività di prevenzione con provvedimenti come il Daspo Willy, l’ammonimento del questore, l’avviso orale. Sono misure temporanee ma anche campanelli d’allarme per far arrivare il messaggio necessario a bloccare determinati comportamenti».
Ha parlato di prevenzione, tempestività di intervento, collaborazione. Il personale è sufficiente?
«Il dipartimento sta dimostrando grande sensibilità ogni volta che ci sono eventi eccezionali come il turismo d’estate, manifestazioni sportive, il G7 a breve. Ogni volta stiamo avendo i rinforzi richiesti, consentendo alle forze territoriali di continuare a fare il proprio lavoro. E anzi, il mio plauso va proprio a loro, alle donne e agli uomini della polizia di Stato che di fronte a ogni fatto sono sempre pronti a dimostrare l’impegno che normalmente profondono. Un lavoro in cui la sinergia tra i reparti, penso a quella tra Volante e Mobile, è decisiva. E lo dico con la metafora del canottaggio, che ho praticato da ragazzo: anche se uno solo dell’equipaggio rema male, la canoa andrà storta. E anche se tutti gli altri sono dei campioni, non c’è niente da fare, quella canoa non vincerà mai».

