Sicurezza, l’Italia cambia le regole

Sì al decreto ma 5 senatori Pd non votano. Più poteri ai sindaci, arriva il Daspo
ROMA. Migranti e sicurezza, passa nei due rami del Parlamento la linea di Minniti. E se alla Camera Mdp vota contro il decreto sui migranti, spaccando la maggioranza e aprendo un fronte di scontro tra dem ed ex compagni, è polemica anche al Senato, dove al momento del voto sul decreto sicurezza, approvato con 141 sìý, 97 no e 2 astenuti, escono dall’aula cinque senatori Pd. Tra loro Luigi Manconi e Walter Tocci, che parlano di «norme inutili e gravi nei principi» visto che sono per lo più contro i poveri e introducono «un ossimoro perverso» comequello dell’arresto in flagranza differito.
Nel dettaglio ecco cosa prevede il decreto. Più poteri ai sindaci, istituzione del Comitato metropolitano, “daspo” urbano sul modello di quello pensato per gli ultrà del calcio, misure anti spaccio e di contrasto al fenomeno dei writer, arresto in flagranza differita. Sono queste alcune delle principali novità contenute nel decreto sulla sicurezza urbana approvato ieri dal Senato e che mira a «prevenire i fenomeni di criminalità diffusa» e a «promuovere la legalità» e «il rispetto del decoro urbano». Nasce un organismo ad hoc, il Comitato metropolitano, copresieduto dal prefetto e dal sindaco metropolitano, deputato all’«analisi», alla «valutazione» e al «confronto» sui temi di sicurezza urbana. Al Comitato partecipano, oltre al sindaco del capoluogo, qualora non coincida con il sindaco metropolitano, i sindaci dei Comuni interessati. Con appositi patti tra prefetto e sindaco, possono essere individuati «interventi per la sicurezza urbana».
Chi impedisce «la libera accessibilità o la fruizione» di aree e infrastrutture pubbliche, viene trovato in stato di ubriachezza, compie atti contrari alla pubblica decenza o esercita abusivamente l’attività di commerciante o di posteggiatore, paga con una multa da 100 a 300 euro e con l’allontanamento. In caso di reiterazione, il questore può disporre «con provvedimento motivato», per un periodo da 6 mesi a due anni, un vero e proprio «divieto di accesso» all’area o all’infrastruttura in questione. È possibile l’arresto in flagranza differita (solo per i casi in cui è obbligatorio l’arresto, ed entro 48 ore) nel caso di violenza alle persone o alle cose, durante manifestazioni pubbliche. Del reato deve esserci documentazione video o fotografica.
Polemiche anche sulla legittima difesa. Il responsabile Giustizia del Pd, David Ermini, tra le proteste della Lega ma anche dei centristi di Ap, annuncia che in aula andrà il suo testo: prevede che il cittadino non possa essere condannato per aver ucciso il ladro che gli è entrato in casa non solo se si trovava in pericolo di vita ma anche se prova al giudice di aver agito in stato di un «grave turbamento psichico». Oltre alla Lega (che è per una legittima difesa senza paletti) è critico anche il capogruppo di Ap in commissione Giustizia, Nino Marotta che bolla il testo Pd come «assolutamente insufficiente» e chiede sull’argomento una riunione di maggioranza.

