Sicurezza privata, 9 licenziamenti

La Cgil: sono misure punitive. Ugl: ci sono gli accordi con la società
PESCARA. Una parte considerevole dei vigilantes privati che lavorano in ospedali e uffici pubblici abruzzesi prende lo stipendio, nella migliore delle ipotesi, con due mesi di ritardo. E chi protesta viene licenziato. È quanto denuncia la Filcams-Cgil, che punta il dito contro la Aquila srl, impresa che ha circa 400 dipendenti in tutta la regione. «La società di vigilanza privata», spiega il segretario regionale Filcams Lucio Cipollini, «lavora, tra gli altri, per le Asl di Pescara, Chieti e L’Aquila, per tribunale e Comune di Pescara. Ha circa 400 dipendenti, la metà dei quali tra Pescara e Chieti, che lavorano in condizioni pesantissime, riscuotono gli stipendi “regolarmente” in ritardo, e vengono licenziati quando reclamano i propri diritti».
Ieri Cipollini ha illustrato il caso Aquila in una conferenza stampa nella sede pescarese del sindacato, insieme al segretario regionale Carmine Ranieri e a Elena Zanola, responsabile Filcams per Chieti. «A luglio abbiamo inviato una lettera di sollecito ai committenti, comunicando che Aquila era inadempiente verso i lavoratori, e in seguito è stata fatta un’ingiunzione direttamente alla società», ricorda Cipollini, «la società ci ha risposto dicendo che abbiamo causato danni di immagine. Dopo lo sciopero del 2 novembre, al quale hanno aderito una cinquantina di dipendenti, sono stati messi in ferie obbligatorie i nove che avevano aderito a tutte e tre le iniziative, per i quali sono poi arrivate le lettere di licenziamento, ufficialmente per motivi disciplinari».
Per il sindacato il licenziamento è quindi una misura punitiva contro le proteste. «Nel 2017 era stato sottoscritto un accordo, mai rispettato, per pagare la mensilità il mese successivo», ricorda Cipollini, «ma non è mai stato rispettato: i ritardi sono arrivati anche a tre-quattro mesi». La Filcams denuncia inoltre che, esasperati dai ritardi nei pagamenti, una ventina di dipendenti hanno lasciato l’azienda nell’ultimo anno. Nel conto poi il sindacato mette «turni massacranti, riposi settimanali saltati e misure di sicurezza trascurate».
Oggi è in programma un incontro all’ispettorato del lavoro per i lavoratori licenziati, in origine convocato per le ferie obbligatorie: «Se va male», annuncia Cipollini, «ci muoveremo per escludere Aquila srl dagli appalti pubblici: in questo caso, per i lavoratori c’è una clausola di salvaguardia che permetterebbe di essere riassunti da eventuali nuovi committenti».
Sulla vicenda è però di diverso avviso la Ugl-Sicurezza civile che, con una nota del segretario regionale Fabio Urbini, ricorda che «la società ha firmato accordi con i sindacati più rappresentativi per corrispondere uno-due mensilità in arretrato, e ha sempre elargito ai dipendenti acconti per fare fronte alle difficoltà, che sono da imputare soprattutto al mancato pagamento delle fatture da parte dei clienti», aggiunge Urbini, secondo il quale «la Cgil non è stata mai presente alle convocazioni della società per trovare soluzioni: proprio l’azione, pur legittima, della Cgil ha ulteriormente aggravato i ritardi».
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