Sigilli allo stabilimento Jambo Il pm: violazioni paesaggistiche

27 Maggio 2023

La procura dispone il sequestro preventivo della struttura dopo la relazione della Guardia costiera La titolare Manola Caldora: eravamo già pronti a sanare le irregolarità ereditate dalle passate gestioni

PESCARA. Scattano i sigilli, disposti dalla procura di Pescara, allo storico stabilimento balneare Jambo, punto di riferimento della riviera pescarese per tanti giovani e non solo.
La decisione del pm Anna Benigni di chiedere il sequestro preventivo della struttura, fa seguito a una dettagliata relazione della Guardia costiera che avrebbe rilevato una lunga serie di presunti abusi che negli anni sarebbero stati effettuati nella struttura. Il provvedimento è naturalmente a carico del legale rappresentante della società “Il Pirata sas”, titolare della concessione demaniale “Jambo”, Manola Caldora, che deve rispondere della violazione del testo normativo per il diritto dei Beni culturali: quindi si parla in particolare di violazioni di natura paesaggistica. E infatti, nel capo di imputazione si contesta alla Caldora di aver «realizzato sul demanio marittimo, in area di interesse paesaggistico e senza autorizzazioni dell’Agenzia del demanio e della sovrintendenza regionale Baaas e in assenza di permesso di costruire, le opere e le innovazioni di seguito descritte»: e qui ci sono circa dieci pagine di presunti abusi, riportati nel capo di imputazione, a partire dall’apertura di un nuovo varco di accesso sul muretto, tra il marciapiede e l’arenile, per poi continuare con l’elenco delle opere ritenute abusive come la recinzione in tronchetti di legno di bambù, l’installazione di un cannucciato di bambù, l’installazione di 8 pali della luce in legno, il capanno hawaiano e via discorrendo. Il fatto è che, da quando la Caldora ha rilevato la concessione, e quindi dal 2018, non si è mai occupata della struttura, ma soltanto della concessione balneare e cioè della spiaggia.
La gestione del ristorante, pizzeria e bar, è sempre stata concessa in gestione a due società diverse che si sono alternate negli anni. La prima peraltro dichiarata fallita nell’agosto del 2019 dal tribunale di Pescara proprio su richiesta della società “Il Pirata” della stessa Caldora, e la seconda ora fatta oggetto di denuncia da parte della stessa titolare, in quanto non avrebbero rispettato i patti contrattuali.
Stando quindi a quanto sostiene la titolare della concessione, lei sarebbe estranea a tutti gli abusi evidenziati dalla Guardia Costiera. «Dal momento in cui siamo venuti a conoscenza di questi abusi», dice Manola Caldora, «abbiamo dato subito la nostra disponibilità a sanare tutto il possibile e a rimuovere quelle opere che si ritiene non autorizzate e peraltro stavamo ottemperando ed avevamo anche chiesto una proroga per non bloccare l’attività. Purtroppo, questo sequestro, dovuto a questioni delle quali non eravamo mai stati messi a conoscenza, va ad aggiungersi a tutti i danni enormi che abbiamo subito dalle società che hanno gestito la ristorazione e il bar, e rischiano di crearci altri grossi problemi per questa stagione che avremmo dovuto inaugurare sabato 3 giugno».
E la titolare della concessione, in attesa di compiere con il suo legale, l’avvocato Augusto La Morgia, il percorso per chiedere il dissequestro, proprio alla luce della sua asserita estraneità alle contestazioni degli abusi, non ha potuto far altro che inviare un messaggio a tutti i suoi clienti della concessione balneare: «A causa di alcune irregolarità urbanistiche commesse da precedenti gestioni, quest’oggi la Guardia costiera ha momentaneamente sospeso l’attività della struttura balneare: sarà nostra premura comunicarvi al più presto la piena operatività dello stabilimento. Ci scusiamo per il disagio causato e confidiamo nella vostra comprensione e pazienza».