Silenzio al Cnel, sopravvissuto col Senato

6 Dicembre 2016

Nel “day after” profilo basso negli ovattati corridoi di Palazzo Madama e fra i dipendenti di Villa Lubin

ROMA. Sobrietà, aplomb e grande distacco. Sono i sentimenti che emergono tra i dipendenti del Senato, in questo “Day After” post referendario che ha sancito il mantenimento del tanto vituperato bicameralismo perfetto. Un voto che ha “salvato” anche le sorti del Cnel, un organo avente rilievo costituzionale il cui futuro ha spesso provocato lo scontro in questa lunga campagna elettorale.

Tra i corridoi ovattati di Palazzo Madama, nessuno esprime gioia, tantomeno sollievo, per la bocciatura di una riforma che, per voce dei suoi promotori, aveva l’obiettivo esplicito di ridimensionare numericamente e politicamente il ruolo di Palazzo Madama. Tuttavia, l’allestimento di un albero di Natale in pieno Transatlantico sembra essere il simbolo di un clima decisamente sereno. La parola d’ordine è «no comment». Nessuno vuole apparire come un “sopravvissuto”, nè tantomeno un sostenitore dello status quo. Tutti ricordano che “la macchina” era pronta a recepire qualsiasi indicazione del corpo elettorale e che il cambiamento previsto dalla legge era stato già profondamente metabolizzato dall’amministrazione. Da mesi il personale aveva partecipato a corsi di aggiornamento per approfondire i rapporti tra l’istituzione e le Regioni, un programma, si precisa, che mantiene la sua validità a prescindere dall’esito del voto. «Come non applaudono, nè danno segno di disapprovazione durante i lavori d’Aula, così i dipendenti del Senato - fanno sapere informalmente - non hanno commentato l’esito del referendum». E la possibile nascita di un Senato delle regioni, «meno rilevante della Camera», non ha scosso l’amministrazione. Anzi, le stesse fonti fanno notare che le iniziali preoccupazioni, avvertite durante i primi passi del processo riformatore, sono del tutto scomparse nel corso di questi due anni di intenso lavoro d’Aula. Tanto che nessuno, dentro Palazzo Madama, considerava le novità definite dalla riforma un declassamento della situazione attuale.

Diverso il discorso del Cnel, secondo molti “referendari” convinti il simbolo degli enti inutili, costosi e improduttivi. In vista della sua abrogazione, la lussuosa sede di Villa Lubin, all’interno di Villa Borghese, era già stata prenotata dal governo per ospitare parte del personale di Palazzo Chigi. Ora verrà meno anche questo simbolico trasferimento.