«Simone faceva controlli continui ma nessuno si è accorto di nulla»

PESCARA. «Quello che è successo è inspiegabile e forse un presunto problema cardiaco, se è stato questo, sarebbe l’unica causa accettabile di fronte a una tragedia del genere». Federico Roganti, zio...
PESCARA. «Quello che è successo è inspiegabile e forse un presunto problema cardiaco, se è stato questo, sarebbe l’unica causa accettabile di fronte a una tragedia del genere». Federico Roganti, zio paterno di Simone, che lavora anche come volontario alla Misericordia, venerdì sera è stato tra i primi a intervenire mentre il dramma si consumava nella casa di Villa Santa Maria, frazione di Spoltore, dove Simone si trovava con i genitori Fabiano e Alessandra.
«Il fatto è», riprende Federico, «che nessuno si è mai accorto che Simone avesse un problema al cuore. È una cosa assurda e inspiegabile, soprattutto considerando tutti i controlli che faceva, non solo per idoneità sportiva, quelli che fa la società, ma controlli volontari, di tasca sua. Essendo un atleta professionista veniva sottoposto, e spesso, anche a controlli antidoping. L’ultimo controllo che aveva fatto è stato il 22 luglio, di sua iniziativa, il giorno dopo il giro della Val d’Aosta quando erano risultati dei valori un po’ anomali. Ma dopo una settimana di grande sforzo, il giro della Val d’Aosta è tra le competizioni più impegnative dell’Under 23, aveva un’infiammazione dei muscoli. Oltretutto aveva spinto tanto, era andato sempre bene, sempre avanti, normale che i valori fossero un po’ sfallati. In ogni caso gli era stato prescritto il riposo, per poi ripetere quegli esami. Ma lui si stava dedicando anima e corpo per i Mondiali di fine settembre in Svizzera e gli esami non li ha ripetuti. Sperava di essere convocato e si stava preparando per fare bene anche alle competizioni più imminenti. Prima del Matteotti, il 15 settembre a Pescara, l’8 settembre avrebbe partecipato alla gara professionistica in Toscana. Aveva appena firmato con una squadra professionistica olandese dove avrebbe corso l’anno prossimo ed era felice, aveva raggiunto il sogno».
E invece venerdì sera, il dramma. «Simone si è cucinato da solo, era preciso, attento, pesava tutto. Poi si è messo un po’ in terrazzo ed è andato a letto. Era presto. La mamma», riferisce ancora lo zio, «dopo poco è passata in camera sua e ci ha scambiato due parole. Simone stava bene. Ma intorno alle 22 lei e il padre hanno sentito che Simone respirava in maniera affannosa e non rispondeva più. Il papà l’ha messo immediatamente a terra in posizione rigida, lo ha fatto vomitare, lo ha messo in posizione laterale di sicurezza e ha iniziato a fargli il massaggio cardiaco, mentre dalla centrale del 118 continuavano a dargli indicazioni in attesa dell’arrivo dell’ambulanza. Sono arrivato anche io, il medico del 118, per un’ora e mezza è stato fatto di tutto per provare a rianimarlo, e per questo ringraziamo di cuore i soccorritori. Ma purtroppo Simone se n’è andato».
E adesso l’inchiesta della Procura. «Ho chiesto al 118 di chiamare i carabinieri la sera stessa, noi della famiglia siamo i primi che vogliamo capire che cosa è successo. Simone ha iniziato a gareggiare da quando aveva 7 anni, è andato sempre forte, ci aveva abituato alle sue vittorie e sapevamo che sarebbe arrivato. Dopo due incidenti importanti in bici, da velocista si era scoperto scalatore. Ma in tutti questi anni è assurdo che nessuno si sia mai accorto di questi problemi ed è giusto andare fino in fondo. Ma noi, sia chiaro, non puntiamo il dito contro nessuno, vogliamo solo capire che cosa è successo. Per il resto, come tiene a dire anche mio fratello, possiamo solo dire grazie a tutti, ai soccorritori del 118, ai carabinieri, al pm, al medico legale, grazie per la grande delicatezza nei nostri confronti. Adesso vogliamo solo capire perché è morto Simone».

