Sindacati e associazioni di categoria «Giusto così, ma servono controlli»

PESCARA. «Saranno penalizzati i lavoratori part-time, che sul contratto hanno firmato la disponibilità per lavorare di domenica. Il problema è che si sono create delle realtà in cui il sabato e la...
PESCARA. «Saranno penalizzati i lavoratori part-time, che sul contratto hanno firmato la disponibilità per lavorare di domenica. Il problema è che si sono create delle realtà in cui il sabato e la domenica sono gli unici giorni in cui i supermercati guadagnano, e quello che accadrà se si dimezzano gli incassi con le chiusure possiamo immaginarlo».
Davide Frigelli, segretario interregionale della Fisascat-Cisl, non nasconde le sue preoccupazioni: «In un panorama così aggressivo come quello del commercio e della grande distribuzione è molto difficile recuperare l’incasso della domenica durante la settimana. Quello che perdi stando chiuso non lo recuperi più. Noi siamo i primi a essere favorevoli alla chiusura domenicale dei centri commerciali, ma occorre la massima attenzione sulle peculiarità territoriali».
«Questa è una legge che darà un po’ di respiro al piccolo commercio, ai negozi a conduzione familiare», sostiene Raffaele Fava, presidente provinciale della Confesercenti e titolare di un negozio di calzature nel centro di Pescara. «L’importante è che, una volta fissate le regole, queste vengano rispettate e ci sia qualcuno che controlli. Molti dipendenti dei centri commerciali non hanno neanche il contratto del commercio, e inoltre il turn-over è molto alto, così come anche i ritmi di lavoro. Aprire tutte le domeniche non va assolutamente bene».
Roberto Chiavaroli, presidente dei ristoratori della Confcommercio, è assolutamente d’accordo con la proposta di legge. «A seconda delle proprie esigenze e potenzialità economiche, la chiusura domenicale dei centri commerciali rimette in corsa le attività dei centri cittadini», sostiene Chiavaroli. «E poi non si può tralasciare l’aspetto sociale di questa legge, che riporta le famiglie a una dimensione propria, slegata dal mero consumismo. Le famiglie hanno bisogno di questi tempi. Sono convinto», conclude Chiavaroli «che questa legge riporterebbe i giusti equilibri nel commercio e nell’utenza».
Carlo Miccoli, presidente provinciale dei bar di Pescara della Confcommercio e contitolare dello storico Caffè Excelsior di corso Umberto, fa un sorriso: «Secondo lei a me fa piacere stare anche la domenica qui dentro? Ci arrangiamo con i turni del personale e con tanti sacrifici, ma la domenica è un giorno importante per gli incassi. Il guaio lo ha combinato Bersani, con la liberalizzazione. Ormai qui in centro c’è un bar ogni dieci metri: come fai a chiudere?». Essendo una città turistica, i negozianti pescaresi non correrebbero rischi e, in ogni caso, le deroghe riguardano le domeniche, mentre sulle festività è possibile derogare quattro date su dodici. «Se mi pagano le tasse, io chiudo volentieri anche la domenica», ribatte Lorenzo del Peter’s Bar di via Colle Innamorati. «Se ci costringono a chiudere due domeniche al mese è la volta buona che chiudo e me ne vado dall’Italia».
Nello storico Caffè Ideale di via Cesare Battisti il contitolare Dante Baldassarre è molto scettico. «Invece di limitare le possibilità di lavoro il governo dovrebbe incentivare le aziende. Come? Invece di fare il reddito di cittadinanza diano a noi 12mila euro all’anno come fondo finalizzato alle assunzioni. Agli imprenditori piace assumere, non licenziare». (l.d.f.)

