Sisma, Marsilio batte i pugni a Roma

7 Novembre 2019

Il governatore si sfoga in Commissione ambiente: «Troppi ritardi, il metodo Farabollini non va. Dateci mille dipendenti»

L’AQUILA . Suona la sveglia al Governo, il presidente della Regione, Marco Marsilio. Troppi ritardi e un modello di ricostruzione che non funziona e va, necessariamente, cambiato «ascoltando con umiltà il territorio». Nell’audizione in Commissione ambiente e lavori pubblici della Camera dei deputati sul Decreto sisma, a cui ha partecipato insieme a Vincenzo Rivera, direttore dell’Ufficio speciale per la ricostruzione del terremoto Centro- Italia, Marsilio ha depositato un pacchetto di più di 40 proposte di emendamenti, frutto di richieste precise arrivate dal basso. Il Governatore ha bocciato, su tutta la linea, l’operato del commissario straordinario per il sisma 2016, Piero Farabollini: «A giugno è stato riaperto lo Sblocca cantieri e, da fine agosto a oggi, il commissario ancora non ci ha detto come assumere il personale», la reprimenda di Marsilio, che ha sollecitato l’assunzione di almeno mille unità, contro le 200 previste.
MODELLO INEFFICACE. L’Abruzzo ha aperto la serie di audizioni con i presidenti delle Regioni toccate dal sisma del Centro- Italia. Alla riunione, oltre ai deputati della Commissione ambiente erano presenti anche la relatrice del decreto sisma, Stefania Pezzopane (Pd), che ha chiesto «al presidente Conte e al Governo di continuare a migliorare il decreto» e l’onorevole della Lega, Luigi D’Eramo. «Sono tre anni che siamo fermi», ha dichiarato al Centro Marsilio, «quando ci fu il terremoto Centro-Italia partì la cantilena “non faremo come L’Aquila” che, invece, nei primi anni di gestione dell’emergenza, ha dimostrato di funzionare. Il confronto è impietoso: basta guardare quante migliaia di pratiche e di case sono state ricostruite. Qui siamo a tre anni e abbiamo appena finito, e neanche del tutto, di consegnare le casette. All’Aquila, in nove mesi, erano state costruite abitazioni che stanno ancora in piedi. Aver voluto utilizzare per il Centro-Italia il modello emiliano- romagnolo, traslato a borghi e centri storici, è stato un errore. Nessuno può negare che la ricostruzione del sisma 2016 sia praticamente quasi ferma e, in alcuni luoghi, siamo ancora alla raccolta delle macerie. Figuriamoci se possiamo vedere le gru svettare»! PERSONALE SUBITO. «Il personale attivo negli uffici della ricostruzione sta diminuendo», ha fatto notare Marsilio, «con questa dotazione possiamo fare 15mila pratiche l’anno. Significa che ci vorranno ancora dieci anni per smaltirle. Se ci avessero dato qualche centinaio di unità due anni fa, forse oggi saremmo a buon punto. Siccome non è avvenuto, dobbiamo moltiplicare le energie e le risorse e, per farlo, servono almeno mille lavoratori». Marsilio ha denunciato «il ritardo, da parte del commissario Farabollini», nella definizione delle modalità di reperimento del personale: «Abbiamo chiesto di poterlo fare attraverso procedure concorsuali già aperte e questo ci avrebbe consentito di poterlo reclutare in un massimo di 45 giorni. Se il commissario ci avesse detto di sì ai primi di settembre, oggi quei lavoratori sarebbero già in servizio. Quando si è discusso del decreto legge Sblocca cantieri abbiamo sollecitato, con un emendamento riproposto adesso, di utilizzare le società in house della Regione per poter reperire le risorse necessarie. Già per il sisma 2009 utilizziamo Abruzzo Engineering». ASCOLTARE I TERRITORI. «Bisogna avere l’umiltà di ascoltare i tecnici del territorio, i direttori degli uffici speciali che, al di là dell’appartenenza politica, possono essere una risorsa importante». È questo l’appello di Marsilio che ha chiesto alla Commissione «di scrivere il decreto avvalendosi di questa grande esperienza. L’Abruzzo è in grado di scrivere un testo adeguato ai fabbisogni reali. Inoltre, in questo decreto si parla solo di terremoto Centro - Italia: è necessario inserire anche gli altri eventi perché all’Aquila bisogna fare ancora molte cose, dai fondi per ristorare i comuni delle minori entrate e maggiori spese, alla stabilizzazione del personale. Ci sono norme sulla ricostruzione pubblica che devono essere ripensate». Una necessità, quella di dare voce al territorio, rimarcata anche dal deputato M5S, Antonio Zennaro.
CASE POPOLARI. «Dal primo gennaio non c’è più un soldo per le case popolari», ha dichiarato il governatore Marsilio, «esiste solo un’ordinanza scaduta al 31 dicembre dello scorso anno. Stiamo attendendo perché Farabollini non ha ancora emesso un’ordinanza, ma solo una bozza arrivata il giorno prima dell’audizione: su questo tema, in teoria, saremmo fermi perché non c’è una norma che stabilisca le risorse economiche. Ciò nonostante stiamo indicendo gare di progettazione, per non accumulare altri ritardi».