Sito inquinato e mancata bonifica Imprenditore rischia il processo

9 Maggio 2023

È Piero Salvatore, presidente della “Nuova Saica”, azienda adiacente alla discarica Tremonti Le indagini partite dopo le analisi dell’Arta sul sito industriale di Bussi, ora nel mirino della Procura

BUSSI. Per la presunta omessa bonifica di oltre 33 mila metri quadrati di terreno di un’area all’interno del “sito di bonifica di interesse nazionale di Bussi sul Tirino”, Piero Salvatore, originario di Bussi, presidente del cda e amministratore della “Nuova Saica srl”, ora rischia il processo. I pubblici ministeri titolari del fascicolo, il procuratore aggiunto Anna Rita Mantini e il sostituto Luca Sciarretta, hanno chiuso l’inchiesta chiedendo che il responsabile di quella società venga processato.
Tutto nasce da una relazione tecnica dell’Arta trasmessa alla procura di Pescara nel luglio del 2021, con la quale l’Agenzia per la tutela del territorio forniva i risultati di una serie di campionamenti condotti nel sito industriale della “Nuova Saica” (che originariamente, e per tutti gli anni ’90, si occupava dello stoccaggio dei prodotti chimici in fase solida provenienti dall’adiacente stabilimento chimico della ex Solvay), che rilevavano la presenza di diversi analisi con valori superiori alle concentrazioni soglia di contaminazione: elementi altamente inquinanti che rischiavano di finire nel fiume. Ma l’Arta già da qualche anno teneva sotto controllo quel sito, praticamente adiacente alla discarica di rifiuti tossici e nocivi denominata “Tremonti” che diede origine al maxi processo di Bussi. Questo anche perché quella società non aveva risposto ai solleciti recapitati dal ministero dell’Ambiente, in relazione alle indagini ambientali previste nel piano preliminare per la caratterizzazione del sito. A quel punto la procura di Pescara delega i carabinieri forestali del Nipaff per eseguire le indagini. E i militari ricostruiscono la storia di quel sito, evidenziando anche una sorta di omissione da parte del Comune di Bussi (motivo per cui venne inizialmente indagato anche il sindaco, poi stralciato per l’archiviazione) che avrebbe dovuto imporre, con un’ordinanza, i lavori che riguardavano nello specifico la rimozione di tutto il materiale presente nel sito, «presumibilmente contenente amianto».
E dopo l’interrogatorio dell’unico indagato, i magistrati hanno deciso di presentare la richiesta di rinvio a giudizio per il presunto responsabile, colpevole di non aver operato la bonifica del sito. «Pur essendovi obbligato dalle previsioni normative», si legge nell'imputazione, «ometteva di effettuare le prescritte analisi di rischio e più in generale di dare attuazione al piano di caratterizzazione, nonché ometteva di adottare le prescritte misure di prevenzione sulla falda e sul terreno di pertinenza, rimanendo totalmente inerte nonostante i solleciti e le comunicazioni ricevute». E i magistrati riportano nel capo di imputazione anche tutte le note del Ministero, dell’Arta e anche quella del Comune di Bussi che, stando all’accusa, non ebbero mai seguito.
All’indagato la procura contesta anche la violazione dell’articolo 650 perché in qualità di amministratore della Nuova Saica, «non ottemperava al provvedimento del 17 ottobre 2019 con il quale il sindaco del Comune di Bussi sul Tirino, per ragioni di igiene, anche sulla base degli accertamenti effettuati dal servizio d’igiene epidemiologia e sanità pubblica della Asl di Pescara, gli intimava di rimuovere dal sito industriale, appartenente alla società, tutti i rifiuti e i materiali contenenti amianto, comprese le coperture dei capannoni».
La parola ora passa al gup.