«Sito valanghivo, quelle morti si potevano evitare»

25 Novembre 2017

PESCARA. «Quello che si poteva fare, con misure gestionali, era evitare la perdita delle vite umane. Il danno all’edificio era non evitabile, anche se l’edificio era costruito secondo buoni criteri,...

PESCARA. «Quello che si poteva fare, con misure gestionali, era evitare la perdita delle vite umane. Il danno all’edificio era non evitabile, anche se l’edificio era costruito secondo buoni criteri, ma le pressioni di impatto erano tali che avrebbero distrutto anche un bunker in cemento armato». Così in un servizio del Tgr Abruzzo dichiara il geologo Igor Chiambretti, uno dei periti della Procura nell'inchiesta sulla tragedia di Rigopiano.
«Per caratteristiche morfologiche e vegetazionali il sito di Rigopiano, al pari di altri canaloni attigui, è classificabile come sito valanghivo» ha detto l’esperto, «naturalmente, con l’intensità della nevicata che ci è stata, la strada si può pensare di tenerla pulita fino a un certo punto, dopo una certa soglia bisognava prevedere di chiuderla. Le caratteristiche di questa valanga», ha continuato, «è di tipo estremo, non mitigabile se non in maniera minimale».
«La redazione di una carta di localizzazione pericolo valanghe avrebbe evitato una tragedia se a valle fossero state prese poi le necessarie contromisure», ha detto sempre al Tgr Abruzzo l’altro consulente della Procura Berardino Chiaia, docente al Politecnico di Torino. «Nel piano di emergenza del comune di Farindola non abbiamo rilevato il piano rischio valanghe. Nonostante nel 2015 l’hotel fosse stato isolato per tre giorni durante un evento metereologico analogo a quello del 2017. Inoltre il Comune non ha convocato la commissione valanghe quando già dal 3 gennaio, e poi il 16 gennaio, il servizio di allerta meteo segnalava un pericolo marcato. La Provincia avrebbe dovuto assicurare lo sgombero della neve sulla provinciale».