Snam: il tracciato scelto è il più sicuro

20 Aprile 2018

Parla Massimo Montecchiari, direttore progetti sviluppo della società: «Tubi in zone sismiche? Le linee sono a prova di terremoto»

PESCARA. Domani a Sulmona è attesa una manifestazione molto partecipata contro la centrale di compressione della Snam e in genere contro il tracciato del gasdotto Sulmona-Foligno. Contro l’opera si sono pronunciati anche la Regione e molti Comuni. Per l’ingegner Massimo Montecchiari, direttore progetti di sviluppo della Snam, le critiche al progetto non sono tecnicamente fondate e possono essere superate.
Ingegner Montecchiari, innanzitutto, a che punto è l’iter per la realizzazione del metanodotto?
«Per la centrale di Sulmona abbiamo il decreto autorizzativo per la realizzazione. Prima dell’inizio dei lavori, in ottemperanza al Via, faremo una campagna di monitoraggio ambientale che durerà circa un anno. L’inizio dei lavori è previsto per gennaio 2020. Il completamento sarà nel 2022. Per quanto attiene al metanodotto, l’iter autorizzativo oggi è al tavolo di concertazione della Presidenza del consiglio, essendoci stato il diniego della Regione, e si sta tentando, di prassi, di superare questo diniego. Nel momento in cui l’autorizzazione arriva il periodo di costruzione sarà di 3 anni. Ma, trattandosi di un metanodotto di 170 chilometri, il cantiere non starà sempre sul luogo, sarà un cantiere continuativo, suddiviso per lotti. In media sostiamo nei luoghi circa sei mesi. Nel momento in cui li liberiamo, restituiamo i terreni ai legittimi proprietari senza nessun tipo di vincolo o divieto: la condotta è interrata e c’è il ripristino integrale dei luoghi».
Possiamo quantificare la presenza della rete del gas in Abruzzo?
«In Abruzzo abbiamo già mille km di condotte in esercizio, di cui 160 km delle stesse caratteristiche della condotta che dobbiamo realizzare. E questi 160 km transitano già per Sulmona. Quindi faccio fatica a capire la contestazione. Non parliamo di un’opera nuova, mai vista. Andrà ad aggiungersi alle opere esistenti a garanzia delle forniture e dell’approvvigionamento».
Ma abbiamo ancora bisogno di tanto gas? E l’Europa non ha chiesto di superare le fonti fossili a vantaggio delle rinnovabili?
«Oggi l’Italia è fortemente dipendente dal gas, siamo anzi tra i paesi Ue quello più dipendente. Migliorare l’approvvigionamento, oltre che a ridurre il prezzo, garantisce maggior flessibilità al sistema. Quanto alla politica energetica dell’Europa, a livello mondiale si stima che al 2030 la rinnovabile si attesterà dal 27 al 30%. L’altro 70% con cosa lo vogliamo fare, con il carbone? Certo, il gas è una fonte fossile, ma è la più pulita. Ma può essere anche una fonte rinnovabile, basti pensare al biogas da rifiuti o da scarti di lavorazione in agricoltura. Abbiamo quindi bisogno di una fonte che ci traghetti verso quella situazione, e la più pulita è il gas.
Poco fa lei diceva che non riesce a spiegarsi l’opposizione al gasdotto. Che però è cresciuta dopo i terremoti del 2009 e del 2016. La gente teme per queste infrastrutture poste in aree a forte sismicità.
«È chiaro ed è anche comprensibile. Ma bisogna essere oggettivi. La nostra rete in 75 anni ha subito tutti gli eventi sismici peggiori. Nel sisma del Friuli, l’epicentro era sopra al tubo. Così in Emilia Romagna: l’epicentro era in corrispondenza con la stazione di compressione di Minerbio. Non c’è stato nessun danno, mentre altre infrastrutture di trasporto energetico, come l’elettrico, hanno subito danni e interruzioni di servizio. E non è un caso: le condotte del gas sono in acciaio e sono molto flessibili. Temono una cosa sola: le frane, quando si verificano rapidamente, mentre per quelle di lungo periodo riusciamo a intervenire».
Ingegnere, domani a Sulmona ci sarà una manifestazione contro il vostro progetto. Pensa che l’opera andrà avanti comunque, nonostante l’opposizione del territorio?
«L’opera è strategica perché dobbiamo diversificare l’approvvigionamento di gas. Noi per il 90% dipendiamo dalle importazioni, e, di queste, il 40% è in mano ai russi. Quindi dobbiamo assolutamente riportare un bilanciamento. E la necessità di approvvigionamento da sud è necessario per ricreare questo equilibrio».
Dunque l’opera si farà.
«Non siamo abituati a costruire a dispetto delle popolazioni. Però la strategicità dell’opera è cosi importante per Snam e per il Paese che questa opposizione dovrà essere superata. Tra l’altro per noi è il primo caso di opposizione. Io lavoro da molto in questo settore e ricordo che quando Snam arrivava in un paese era sempre una festa, perché il gas portava benessere».
In questi anni avete studiato percorsi alternativi?
«Questo progetto si chiamava Arianna. Dal progetto Arianna si è arrivati all’Adriatica, chiamata così perché corre sul versante dell’Appennino opposto alla Tirrenica. Di qua abbiamo già un tubo di 26 pollici che passa sulla costa per la distribuzione locale. Dall’area pedemontana verso l’Adriatico abbiamo studiato innumerevoli tracciati e via via ci siamo spostati sempre più all’interno, verso le zone più stabili dal punto di vista idrogeologico, che è quello che ci sta a cuore. Studi alternativi quindi ne abbiamo fatti tanti, ma per noi il tracciato individuato è il più sicuro, perché, ripeto, mette le condotte in aree idrogeologicamente stabili».
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