Soldi per i disabili, 30 giorni per pagare

La Regione deve risarcire la Provincia di Pescara (un milione 700mila euro). In caso contrario arriva il commissario ad acta
PESCARA. È un giudizio di ottemperanza quello pubblicato pochi giorni fa dal Tar. Una sentenza che dà alla Regione 30 giorni di tempo per risarcire alla Provincia di Pescara oltre un milione e 700mila euro. Se la Regione non lo farà toccherà a un commissario ad acta, nella persona del prefetto di Pescara, prelevare questi soldi da destinare all'assistenza dei disabili che frequentano le scuole superiori. È questo il fulcro di una vicenda che riguarda un lungo periodo di tempo: sette anni, dal 2006 al 2013, durante i quali la Regione Abruzzo non ha versato la sua quota parte del 50% di finanziamenti per garantire i servizi essenziali di cui hanno bisogno gli studenti con handicap. La colpa, la vera colpa, ricade sulle ex giunte regionali di centrodestra e centrosinistra, ma è l'attuale che ne dovrà pagare le conseguenze. E il conto è alquanto salato. Ma andiamo per ordine.
PARTE IL RICORSO. Corre l'anno 2013. La Provincia di Pescara presenta il suo ricorso al Tar lamentando il fatto che la Regione non ha versato il 50% di contributi per coprire la spesa non solo per il trasporto degli studenti disabili ma anche per garantire loro un’assistenza qualificata. La Regione, all’epoca, si costituisce in giudizio affermando, a sua discolpa, che c'è un articolo della legge regionale, un cavillo, secondo il quale quel contributo del 50% rientrava «nei limiti della disponibilità finanziaria determinata dall’annuale legge di bilancio e iscritta sul pertinente capitolo di spesa».
IL DIRITTO TUTELATO. Di fronte a questa affermazione, il Tar decide nel 2014 di sollevare la questione di legittimità costituzionale del cavillo sostenendo che sia in contrasto con la Costituzione, in particolare con l'articolo 38 secondo il quale gli inabili e i minorati hanno diritto all'educazione e all'avviamento professionale. Così come era contraddittorio rispetto a un altro articolo della Costituzione, il 10, in relazione alla convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità alle quali è stato riconosciuto il diritto all'istruzione.
PARLA LA CONSULTA. Passano però due anni prima che la Consulta si pronunci e nel 2016 lo fa con una sentenza destinata, in qualche modo, a fare storia perché afferma un principio: quello che spetta alla pubblica amministrazione assumere i costi e la gestione del servizio pubblico. Cioè a garantire lo svolgimento e il finanziamento dello stesso servizio attraverso la provvista di fondi necessari. Quel 50% non versato per anni dalla Regione diventa in questo modo ascrivibile «alla categoria delle obbligazioni pubbliche». Ed è proprio sulla base di questo pronunciamento della Corte costituzionale che il Tar di Pescara emette la sua sentenza accogliendo, dopo tanti anni, il ricorso della Provincia.
SI RIPARTE. In virtù di quanto dichiarato dalla Consulta «si è affermato chiaramente il principio secondo cui lo stanziamento delle somme in bilancio è sindacabile nella misura in cui non rispetti la scala di valori prevista dalla Costituzione e in primo luogo dove non vengono assicurate garanzie necessarie e diritti fondamentali incomprimibili tra cui spiccano il diritto all'istruzione e alla salute». Per questo motivo, secondo i giudici pescaresi, «non vi sono più ragioni giustificative dell'inadempimento della Regione Abruzzo a corrispondere il 50% delle spese necessarie e documentate per gli anni dal 2006 al 2013 per i servizi in favore degli studenti in situazioni di handicap». L'importo liquidato deve essere pari a un milione e 775.968 euro.
MEGLIO TARDI CHE MAI. Ma questa sentenza, così come l'abbiamo riportata, è datata 5 ottobre 2017. Da quel giorno passano altri 12 mesi, durante i quali l'attuale Regione resta inerme. Ma puntuale arriva una seconda sentenza che obbliga l'ente a risarcire la Provincia e mette in allerta il prefetto affinché entri in azione per far rispettare la decisione dei giudici amministrativi. È una tegola non di poco conto per la Regione uscente.
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