«Sono adolescenti senza regole che non temono la punizione»

PESCARA. Può accadere perché porta gli occhiali, perché ha le lentiggini, oppure per la “erre” moscia. L’unica costante fra le vittime di bullismo è l’umiliazione, fino a sprofondare nella totale...
PESCARA. Può accadere perché porta gli occhiali, perché ha le lentiggini, oppure per la “erre” moscia. L’unica costante fra le vittime di bullismo è l’umiliazione, fino a sprofondare nella totale mancanza di autostima, nell’invisibilità. Eppure, spiega la dottoressa Marilisa Amorosi, direttore del Centro di salute mentale di Pescara Nord, nella nostra realtà si stima che un ragazzo su quattro resti vittima di bullismo, o ancora peggio, di cyberbullismo.
Qual è l’identikit del bullo, o della sua versione tecnologicamente avanzata?
«Il cyberbullo è una persona che non conosce regole, non ha paure delle punizioni, si nasconde dietro una maschera credendo di non essere rintracciabile. Potremmo definirlo uno sgrammaticato della vita, che dall’anonimato della rete colpisce ripetutamente con cattiveria».
Le conseguenze per le vittime?
«Di queste il 10% tenta il suicidio, secondo dati europei riportati da agenzie accreditate. I traumi emotivi sono talmente forti che la terapia e i tempi di recupero sono abbastanza lunghi».
Quali sono i primi segnali da non sottovalutare?
«Bisogna prestare attenzione in presenza di scarso rendimento scolastico, mal di testa, mal di pancia, difficoltà nel sonno. Sono ferite narcisistiche profonde che minano da dentro. Le vittime sono perlopiù bambine. In parte, si tratta di un fenomeno di genere».
Oltre alle vittime e ai bulli, però, ci sono altre figure coinvolte…
«Sì, sono gli astanti, quelli che guardano, anch’essi in parte anonimi. Tutti, tranne la vittima, sono coperti da anonimato. Il fenomeno emergere solo se la vittima o gli spettatori lo fanno emergere».
Le è mai capitato un caso in cui siano stati gli spettatori a denunciare?
«No. Gli spettatori si trincerano dietro alla deresponsabilizzazione, nessuno si fa avanti a favore della vittima. Di solito gli astanti non denunciano mai.
Quanti casi avete scoperto nell’ultimo anno?
«Una sessantina, ma non tutti sono stati trattati».
Angela Baglioni
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