«Sono arrivato qui nel ’77 La città mi ha dato tutto»

17 Gennaio 2023

PESCARA. «Pescara è una città solidale, mi ha accolto quando ero uno studente appena arrivato dall’Iran, mi ha dato un lavoro e oggi è la mia famiglia. Dobbiamo alzare la voce per dare coraggio alle...

PESCARA. «Pescara è una città solidale, mi ha accolto quando ero uno studente appena arrivato dall’Iran, mi ha dato un lavoro e oggi è la mia famiglia. Dobbiamo alzare la voce per dare coraggio alle giovani generazioni che combattono per la vita e la libertà».
Bahram Tirbandpey, 69 anni, titolare del pub Omar Khayyam a Pescara vecchia, più conosciuto come Omar o Meisam, così lo chiamano i suoi clienti, fa suo l’appello del Comune e racconta come è riuscito ad arrivare in Italia nel 1977 per andare incontro a quel futuro che il suo Paese gli avrebbe negato.«Vivevo a Babol, sul Mar Caspio, e volevo studiare Architettura. Mi avevano parlato dell’università pescarese come di una vera eccellenza», ricorda Tirbandpey, «e quando venni a sapere che Pescara era una città di mare, come la mia, non ebbi esitazioni. Arrivai il 5 ottobre 1977, avevo 23 anni. In Iran la situazione stava precipitando. Dopo la caduta dello scià di Persia, Reza Pahlavi, che era ugualmente un dittatore che non imponeva il velo, sì, ma ordinava fucilazioni e impiccagioni e bloccava la libertà di stampa, con il regime di Khomeyni tutto è cambiato in peggio. Nel 1979 sono tornato in Iran in visita alla mia famiglia e, nel corso di una manifestazione, ho urlato alla rivoluzione. Quando tornai a Pescara, i miei compagni di stanza dell’appartamento di via Malagrida mi chiesero di sloggiare. Non ero più gradito».
«Nel frattempo», prosegue l’imprenditore del centro storico, separato da una ragazza turca, «mi era scaduto il passaporto e non mi è stato permesso rinnovarlo, il regime bloccò i soldi che mi inviava la mia famiglia. Così ho dovuto arrangiarmi con qualche lavoretto, imbianchino, cameriere, in seguito ho avuto anche una impresa edile. Gli amici, anche esponenti politici locali, mi dicevano: perché non apri un locale e ci fai conoscere la tua cultura? Inaugurai il pub intitolato al mio poeta preferito nel 1990, quando a Pescara vecchia c’erano solo la Cantina di Jozz, la Taverna 58 e la pizzeria Pinguino. Per quattro volte sono stato testimone di nozze dei ragazzi che hanno lavorato con me. Ex rifugiato politico, da 15 anni ho la cittadinanza italiana. Pescara mi ha dato tutto, da qui non me ne andrò più. Ma non posso non pensare a quei giovani coraggiosi che combattono il regime: 12mila persone sono morte durante la primavera araba, 30mila prigionieri nelle carceri fuciliati senza pietà a pochi mesi dalla liberazione. Khomeyni ha imposto il velo alle donne, che sono diventate esseri invisibili. Medici, insegnanti, commercianti, imprenditori, il malcontento è generale. Ma i giovani hanno trovato la forza di ribellarsi. E dopo tanto silenzio, anche l'Occidente si sta svegliando. Questa volta credo ad un Iran libero». (c.co.)