Sono di umore zen e le rispondo così….

13 Ottobre 2026

L’editoriale del Direttore risponde a Valeria Toppetti

Cari lettori,

Se non fossi di umore zen, come lo sono in questo momento, potrei mettermi a esaminare con la lente di ingrandimento ponderoso saggio sull’etica nazional-futurista che ci ha inviato (evidentemente contrariata), la consigliera Toppetti. In quel caso, soprattutto se si fosse animati da uno scrupolo filologico, bisognerebbe farle almeno un centinaio di appunti, a cominciare dal fatto che Il Centro non ha “sguinzagliato” proprio nessuno, perché si sguinzagliano i cani, e non i giornalisti. La collega Ilaria Orsini, che ha fatto un impeccabile lavoro da rigorosa cronista di fatti e testimonianze, non é certo responsabile delle opinioni che raccoglie o del fatto che qualcuno possa cambiare idea. Forse, se la consigliera leggesse gli articoli pubblicati con maggior serenità, imparerebbe qualcosa di più.

Sempre se non fossi zen e spensierato, potrei dedicarmi alle ultime surreali righe di questo scritto, pensando che il lupo perde il pelo ma non il vizio: essere colto - ad esempio - dalla tentazione di spiegare alla consigliera, che (contrariamente a quanto crede lei), Il Centro è libero di dedicare le sue pagine a chi vuole (lei compresa) senza chiedere o interrogarsi sui gusti sessuali e sulle preferenze dei personaggi che racconta. Non esiste una classifica degli “untermenschen” (uomini e sotto-uomini) per cui lei merita di stare a pagina tre, dove l’abbiamo collocata, e il tabaccaio a cui non è piaciuto il suo adesivo non meriti di stare a pagina due (solo perché lei non approva i suoi gusti sessuali). Ma siccome oggi siamo zen e anche affettuosi, la consigliera deve sapere che questo giornale è armato solo delle proprie idee. Vorrei poter spiegare alla consigliera Toppetti un solo, importantissimo elemento: in questo paese (finché non si cancella la nostra Costituzione) esistono libertà d’opinione e di critica: noi diamo spazio alle sue idee (anche alle sue legittime critiche), ma abbiamo la libertà di esprimere le nostre. Siamo molto contenti (opinione) che i quattro intelligenti negozianti che ieri hanno deciso liberamente di non esporre più il suo Adesivo Etnico “Italiano” sulle proprie vetrine, abbiano riflettuto e - in modo legittimo e libero - cambiato idea. Il Centro è liberale, è pedagogico, qualche volta (per chi lo apprezza) persino ironico. L’articolo sugli adesivi nazionalfuturisti, ieri, era il più letto del nostro sito, e la sua proposta la più criticata: saremo dunque molto contenti se al termine di questo percorso fatto insieme, anche la consigliera Toppetti abbandonasse i suoi lavori di schedatura etnica (auspicio). E riflettesse sul fatto che nulla le impedisce - da oggi in poi - di entrare nella mitica tabaccheria 53, in via Firenze, a Pescara, e chiedere scusa a Giacomo Di Matteo. Questo professionista, non merita che gli si ricordi “che opera in un settore regolamentato dai monopoli di Stato”), e - soprattutto non è “un esponente della minoranza arcobaleno”. Non va in giro con un pigiama a strisce il triangolo rosa. Se lo guarda meglio, cara consigliera Toppetti, scoprirà che Giacomo è un uomo. Senza adesivi, etichette né schedature.