Sorpresa: i maschi al camper rosa

18 Settembre 2016

La campagna della polizia contro la violenza di genere ha attirato molti uomini

PESCARA. Ci sono uomini che «si mettono in discussione» e che «non ci stanno a essere additati come violenti». Con queste motivazioni e per saperne di più su come reagire a storie di ordinaria violenza in cui sono coinvolti amici, parenti, vicini e conoscenti, in tanti si sono rivolti al camper rosa, postazione mobile della polizia che ieri mattina sostava in piazza della Rinascita per l'ultimo appuntamento della campagna “Questo non è amore”, promossa dal ministero dell'Interno, contro la violenza sulle donne.

Lo showman Vincenzo Olivieri è stato testimonial dell'ultimo incontro, organizzato dalla Squadra mobile diretta da Pierfrancesco Muriana, che ha coinvolto l'associazione Ananke presieduta da Rita Pellegrini. «L'uomo violento», commenta Olivieri, che ha indossato il braccialetto simbolo dell'iniziativa, «è colui che perde sicurezze e certezze, economiche e affettive e non sa affrontare la perdita della “sua” donna che decide di lasciarlo. Molto gioca il retaggio culturale che si fa fatica a disperdere: un tempo la donna non si sedeva a tavola perché doveva servire i maschi di casa. Oggi, l'emancipazione femminile fa paura a certi uomini che temono di rimanere soli». E' soprattutto tra le mura domestiche che si consumano crudeltà psicologiche e fisiche che spesso conducono alla morte delle malcapitate per mano di uomini frustrati e deboli. I quali, secondo Brunella Capisciotti, psicologa dell'Ananke, dimostrano di essere «bravi psicologi» quando si tratta di «insultarle e minacciarle fino a spingerle a pensare di meritare botte e soprusi». La violenza «non è un destino, si sceglie», aggiunge Pellegrini, «denunciare è la parola d'ordine perché oggi ci sono gli strumenti legislativi per proteggere le vittime». 550 richieste di aiuto nell'ultimo anno da parte di donne tutte le età, molte le professioniste.

Cinzia Cordesco

©RIPRODUZIONE RISERVATA