Sos dei dipendenti Soget: rischiamo il licenziamento

Appello dei lavoratori dell’agenzia di riscossione a D’Alfonso e alle forze politiche «Non abbiamo garanzie per l’occupazione, le istituzioni ci hanno preso in giro»
PESCARA. A quasi sei mesi dalla manifestazione a Pescara contro il rischio licenziamenti, i dipendenti della Soget, duecento circa in Abruzzo, di cui una trentina a Pescara, tornano a farsi sentire con una lettera aperta in cui esprimono forte preoccupazione per il loro futuro occupazionale. Per questo, lanciano un appello al presidente della Regione Luciano D’Alfonso e a tutte le forze politiche affinché si facciano «concretamente carico» del loro problema, «prima che sia troppo tardi». La loro preoccupazione nasce dalla riforma della riscossione, fissata a livello nazionale, che trasforma Equitalia in Agenzia delle entrate-Riscossione e dà la possibilità agli enti locali di assegnare il servizio di riscossione dei tributi locali, prima in mano alle aziende private come la Soget, alla neonata Agenzia. Così il Comune di Pescara, che si era affidato per anni, con continue proroghe, alla Soget ha cambiato esattore dal primo luglio scorso. E l’azienda privata si è ritrovata improvvisamente senza commesse in tutto l’Abruzzo. I motivi di questo appello ai politici sono ben spiegati nella lettera. «Dopo il danno c’è sempre la beffa», scrivono i dipendenti, «il danno è dato dal fatto che dal 1° luglio la Soget non può più riscuotere alcun tributo in concessione, dato che è entrata in vigore la riforma voluta dal governo. La beffa è dovuta dal fatto che i lavoratori dell’ex Equitalia sono stati tutti salvaguardati, anche quelli a tempo determinato, mediante cooptazione senza soluzioni di continuità al nuovo ente, mentre sono stati ignorati e dimenticati altri lavoratori, ovvero i dipendenti di Soget spa che svolgevano le stesse mansioni dei primi, con la medesima professionalità e preparazione».
«A oggi», osservano, «a nulla sono serviti i tanti sforzi, tentativi tenaci e ripetuti esperiti dai parlamentari abruzzesi per emendare la norma, includendo clausole di salvaguardia occupazionale anche per questi lavoratori. Donne e uomini che non chiedono la luna ma, semplicemente, di continuare a lavorare, garantendo loro gli stessi diritti e la stessa dignità assicurata ai colleghi dell’ex concessionaria nazionale. Restano solo promesse campate in aria». «I lavoratori, esausti e avviliti», conclude la lettera, «sono irritati per il silenzio assordante delle istituzioni nazionali e locali ed esprimono preoccupazione per la pesante situazione che, a breve, potrà ricadere sulle loro famiglie: un bagno di sangue occupazionale».

