«Sospiri e Mazzocca, regolari le richieste di rateizzazione»

25 Settembre 2019

Nell’udienza di ieri ascoltati, come teste della difesa, il direttore Aca e l’addetta alla gestione dei debiti Oltre al presidente del consiglio regionale e all’ex assessore Mazzocca, imputati i vertici della società

PESCARA. Ultime battute del processo Soget: quello a carico dell’attuale presidente del consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, dell’ex sottosegretario alla presidenza della giunta regionale, Mario Mazzocca e dei vertici di Soget, il direttore generale Gaetano Monaco e il responsabile del settore esecutivo, Domenico Ludovico, che a vario titolo devono rispondere di abuso d’ufficio e falso.
Un processo frutto dell'inchiesta sui presunti crediti inesigibili del Comune di Pescara e sui presunti favoritismi che sarebbero stati messi in atto nei confronti dei politici. L’udienza di ieri doveva essere incentrata sull’interrogatorio dell’imputato Monaco, ma il deposito di altra documentazione da parte del pm Marina Tommolini ha fatto slittare quest’ultimo passaggio prima della discussione, al 12 novembre prossimo.
I difensori, dovranno esaminare i nuovi atti depositati dall’accusa, così come lo stesso pm dovrà esaminare quelli prodotti, sempre ieri, dalla difesa. Intanto nel corso dell’udienza sono stati sentiti due testi della difesa: l’ex direttore generale dell’Aca, Bartolomeo Di Giovanni, e una dipendente della Soget di Taranto, Maria Melpignano, addetta alla rateizzazione dei debiti.
Il primo in relazione alla posizione di Mazzocca, che aveva un debito di circa 20 mila euro con l’Aca per un consumo contestato di una sorta di autorimessa. «Mazzocca», ha detto il teste Di Giovanni, «lamentava un consumo eccessivo e chiedeva uno sgravio per una rottura dentro il locale e gli venne consigliato di fare una richiesta ufficiale. Venne fatta, e mi sembra che ci furono dei problemi perché quell’istanza non venne accolta. Ma non so altro perché poi io lasciai il servizio. Del recupero se ne occupava comunque la Soget».
La dipendente Soget, invece, ha riferito sull’iter che veniva seguito per le rateizzazioni, in relazione alla posizione di Sospiri. «La maggior parte delle richiesta avviene attraverso il call center, telefonicamente. Molti dei debitori non hanno mail», ha aggiunto la teste, «e quindi si concordano le rate verbalmente e poi, dopo il primo pagamento, si formalizza la rateizzazione. Il 25 novembre del 2014», precisa la Melpignano, «ricevetti una mail di Ludovico per Sospiri. Diceva che era un amico del direttore Monaco e di procedere alla rateizzazione. Proposi a Sospiri il pagamento in 12 rate (il debito era di circa 12 mila euro, ndr) con la sospensione della procedura esecutiva. So che la prima rata venne pagata in ritardo a febbraio, ma di quello che accadde dopo non mi interessai perché non dipendeva più da me».
Sospiri dal canto suo ha sempre sostenuto di aver pagato tutto il debito con la Soget, anche se l’accusa parla di «immotivate rateizzazioni del debito in mancanza di istanza proveniente dall'interessato».
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