Sospiri: «La mia legge è salva-commercio»

10 Ottobre 2019

Il presidente del consiglio: più lavoro con i negozi nelle ex fabbriche

L’AQUILA. «Non sarà la mia legge ad ammazzare il commercio». Lorenzo Sospiri, presidente del Consiglio regionale, rispedisce al mittente l’ondata di no alla sua proposta di recuperare le vecchie fabbriche abbandonate aprendo nel loro interno decine di negozi di medie dimensioni, quindi gallerie commerciali, oltre che ristoranti e centri sportivi. Nel giorno in cui la proposta di legge arriva in Commissione, mentre la polemica monta, Sospiri rilascia questa intervista al Centro.
Presidente Sospiri, come pensa di far cambiare idea alle associazioni di categoria che dicono no alla sua legge?
«Dico loro che purtroppo i piccoli negozi vengono distrutti dai colossi delle vendite. Non è questa legge che ammazza il commercio. La cosa migliore che fa è invece quella di aprire un focus sul lavoro. Oggi, grazie a questa norma, discuteremo di come far ripartire la domanda interna di edilizia e di come recuperare le aree interne creando occupazione. Non stiamo parlando di nomine o poltrone ma di una legge già adottata in Lombardia, Piemonte, Veneto, Campania: tutte regioni che vanno verso il recupero dell’esistente. Basta costruire nuovi capannoni».
Secondo lei quali vantaggi porterà questa legge?
«Innanzitutto dà all'Arap (Agenzia regionale attività produttive, ndr) la possibilità di realizzare finalmente il piano regolatore industriale, un vuoto che deve colmare dal 2011! Ritengo che le città siano cresciute e che alcune aree debbano essere trasformate, così chiederò al nuovo presidente di Arap, Giuseppe Savini, di analizzare tutte le opportunità e al Consorzio industriale Chieti Pescara di fare un'analisi delle nuove situazioni confrontandosi obbligatoriamente con i piani urbanistici di Province e Comuni per mettere sul mercato nuove aree. Il Consorzio ne trarrà utili perché potrà alimentarsi grazie agli oneri concessori maggiorati del 20 per cento e in più potrà ottenere vantaggi incassando standard che non sono mai stati attivati, mi riferisco alle aree verdi che, con la nuova legge, potranno essere monetizzate magari per fare nuovi asfalti. Ma il vantaggio di base è quello di non consumare suolo: la politica e l'industria devono incorporare nel proprio lavoro una logica di restituzione di valore alla società. E lo può fare riattivando vecchi capannoni».
Ma è giusto perseguire questi scopi spalancando le porte a nuovi centri commerciali?
«Non cadiamo in questo equivoco».
Non ci cadiamo, ma la norma non pone limiti al numero di negozi di 2.500 metri quadrati (media dimensione) da poter aprire in un opificio dismesso. Non chiamiamoli ipermercati ma gallerie commerciali sì.
«Sì, è vero, ma occorre che questi negozi siano distinti, ciascuno con un proprio ingresso e un proprio parcheggio. E poi, secondo lei, pensa che chi esercita commercio in negozi di media dimensione e vuole aprire in Abruzzo avrebbe problemi per trovare siti dove costruire nuovi capannoni? Secondo me no. Quindi è meglio recuperare gli spazi nei vecchi opifici facendo decidere all’Arap quali sono e che cosa aprirci».
Lei propone una soluzione pratica per far rivivere zone industriali morte. È così?
«Anche in questo caso la risposta è sì. Le faccio un esempio: prediamo via Piaggio a Chieti Scalo (la zona dove insistono un ex zuccherificio e l’area dell’ex fabbrica Burgo demolita, ndr), lì hanno realizzato un albergo che ha rivitalizzato una zona ormai compresa nel tessuto urbano della città. Tutto è cambiato rispetto al 1983, quando mio padre lavorava alla Rodrigo. Se oggi il sindaco di Chieti si mettesse d’accordo con Savini dell’Arap e trovasse una formula per rigenerare il centro urbano facendo aprire negozi accanto all’albergo, e vicino ai negozi un centro sportivo, sarebbe certamente meglio che tenere tutto fermo e in abbandono».
Quale risposta si aspetta dall'Arap, dal suo collega di partito (Forza Italia) Mauro Febbo, assessore regionale alle Attività produttive, che per ora storce il naso di fronte a questa nuova legge, e dai sindaci interessati?
«La norma va approfondita con l'Arap, con tutti i sindaci e con il Consorzio, ma mi rendo conto che se Febbo non è d'accordo non se ne farà più nulla perché tocca proprio all'Arap innescare il processo».
Ma la sua legge può davvero attrarre nuovi investitori?
«Sì, e non solo nel commercio ma anche per le strutture sportive e di ristorazione. Ma la legge va condivisa con tutti».
Sì, ma perché nella commissione prevista oggi il numero dei portatori d’interesse invitati è molto limitato?
«Non è l’unica audizione prevista. C’è tutto il tempo per approfondire la legge. Penso che dovranno fare meglio le convocazioni. Finite le audizioni, la norma sarà sottoposta al vaglio dell’assessorato alle Attività produttive perché voglio che sia Febbo ad avere l’ultima parola. E agli assessori comunali che già protestano rispondo che saranno proprio i Comuni ad avere l’ultima parola. Se non saranno d’accordo con la proposta dell’Arap, possono benissimo non rilasciare alcuna concessione. Ma una cosa è certa: questa legge farà ordine».