Sotto sequestro una casa e tre auto

25 Giugno 2019

Famiglia rom nel mirino della polizia. Non si trovano i 110mila scovati a gennaio

PESCARA. Scatta un nuovo sequestro a carico di una famiglia rom, la stessa che nei mesi scorsi nascondeva in casa circa 110mila euro, intercettati dai carabinieri durante un controllo e poi dissequestrati dal giudice. Questa volta a disporre il sequestro è stato il Tribunale dell’Aquila, al termine degli accertamenti del personale della questura di Pescara, e il blitz per eseguire il provvedimento è scattato ieri mattina, da parte del personale della Divisione Anticrimine. Ma i soldi, per l’esattezza si tratta di 114.950 euro, non sono stati trovati dal cane della Guardia di finanza specializzato in questo tipo di ricerche. Il sequestro anticipato è scattato, invece, per una casa situata in via Aterno e per tre auto (una Volkswagen Golf, una Ford Ka e una Fiat 550 L), esattamente come ha disposto il Tribunale.
Per gli uomini dell’Anticrimine, diretti da Carmela Lucà, quello di ieri è l’ennesimo intervento finalizzato «ad aggredire i patrimoni accumulati illecitamente da parte dei alcune famiglie rom». Nel caso specifico si tratta di un nucleo composto da quattro persone, cioè genitori e due figli maggiorenni, che avrebbero messo insieme una serie di beni basandosi sui proventi dei reati legati alla droga. Nei confronti di una parte di questa famiglia è stata anche avanzata la richiesta di misure di prevenzione personale, vale a dire la sorveglianza speciale.
L’attività di ieri a Rancitelli si inserisce in un quadro più ampio e in una azione di controllo del territorio e di prevenzione dei reati sempre più serrata che il questore Francesco Misiti ha disposto in questa zona della città. Interventi del genere sono stati svolti anche altrove, nel tempo, e basti pensare che dal 2007 in poi sono stati sequestrati e confiscati beni immobili per un valore complessivo di circa 35 milioni di euro con oltre cento misure di sorveglianza speciale di pubblica sicurezza. A carico di questa famiglia, il 22 gennaio i carabinieri avevano eseguito una perquisizione in un alloggio popolare scoprendo il denaro nascosto in una intercapedine della cucina, in parte pressato sottovuoto e per il resto dentro dei calzini. La coppia di disoccupati (sconosciuti al Fisco), difesa dagli avvocati Antonio Valentini e Andrea Pizzirani, si era però vista restituire i soldi perché il giudice per le indagini preliminari Gianluca Sarandrea aveva respinto la richiesta di sequestro preventivo. Ora, nell’ambito di una procedura diversa, il Tribunale del capoluogo di regione ritiene che quel denaro vada sequestrato. (f.bu.)