Spaccio di droga e degrado nel cantiere abbandonato

Una costruzione sulla Tiburtina occupata da tossicodipendenti e sbandati La protesta dagli uffici di Humangest: «È pericoloso, va sgomberato subito»
PESCARA. All'esterno sembra un cantiere vuoto e abbandonato come molti altri, circondato da erbacce e sporcizia. Ma spiando all'interno si scopre un mondo parallelo, perché la costruzione a pochi passi dal Conad, sulla Tiburtina, «è stata arredata con letti, divani, tende da campeggio e lì dentro ci vivono, si drogano e ci fanno di tutto». Uno spettacolo indecente per tutte le persone che ogni giorno entrano ed escono dallo stabile a fianco, che ospita la sede del gruppo Sgb Humangest Holding, in via Vomano. Sono circa 130 gli addetti che assistono costantemente, dentro e fuori l’ufficio, ad episodi di spaccio e vedono «in diretta tossicodipendenti che si bucano» dentro quel capannone diventato il loro rifugio.
Non sa più a chi rivolgersi Gianluca Zelli, direttore generale del gruppo Sgb, che ha segnalato la situazione «a tutti, dalla polizia ai carabinieri, passando per il Comune e la Asl» ma è riuscito ad ottenere ben poco. «Qui di fronte entrano ed escono in continuazione, a qualsiasi ora. Gli spacciatori nascondono la droga in alcuni punti strategici, come le gomme delle auto, e chi acquista passa a prendere le dosi in un secondo momento».
Accade tutto alla luce del giorno, ma non solo. «Alle 4 di pomeriggio hanno perfino sfondato un'auto e portato via una bici da corsa e un'altra volta hanno scippato una ragazza. Nel nostro garage è perfino arrivata una donna con una valigia enorme, l'ha aperta e ci si è messa a dormire dentro».
Per Zelli «è impensabile che in una città come questa accada una cosa del genere» e si deve capire che «il problema non è solo nostro ma di Pescara». Fino ad ora, però, ad accollarsi l'onere di questi vicini pericolosi è stata la Humangest che sta «pagando da tempo una guardia privata (tutti i giorni, dalle 17 alle 21), per tutelare il personale e accompagnare alle auto chi ha paura».
Il problema sembrava risolto circa un anno fa, quando la struttura è stata sgomberata dalla polizia municipale, con la promessa di controlli costanti, «ma è tornato tutto come prima. E quindi», spiega Zelli, «ho inviato al sindaco foto e filmati delle scene a cui assistiamo ma non ho avuto risposta e i proclami sono rimasti tali. Noi le abbiamo provate tutte, rivolgendoci anche al curatore della società (Mediterranea) che ha fatto realizzare l'edificio, chiedendo che vengano chiusi i buchi creati nelle recinzioni». L'appello di Zelli è che il Comune intervenga «immediatamente con uno sgombero e poi si sigilli tutto e si presidi la costruzione, con controlli quotidiani, anche più volte al giorno, da realizzare direttamente all'interno».
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