Spaccio nelle case popolari: 50 persone a rischio sfratto

16 Giugno 2019

Avviata dai carabinieri la procedura per far revocare l’alloggio a chi delinque

PESCARA. Rischiano di perdere la casa popolare. Perché la usano per commettere reati, primo tra tutti lo spaccio di droga, come hanno accertato i carabinieri. Sono più di 50 gli assegnatari degli appartamenti Ater che sono in bilico, dal punto di vista abitativo, perché dopo i controlli dei carabinieri il Comune potrebbe dichiarare la decadenza dell’assegnazione della casa da un momento all’altro, come prevede la legge regionale 96/1996 (articolo 34). La palla è già partita perché gli uomini dell’Arma, coordinati dal capitano Antonio Di Mauro, hanno segnalato al Comune la posizione di più di 50 persone per le quali va «verificata l’attualità dei requisiti sul possesso dell’appartamento». L’intenzione dei carabinieri, come prevede la legge, è di «sottrarre gli spazi di edilizia popolare a chi delinque approfittando dei benefici che gli sono stati concessi», e cioè una casa in cui vivere. Da una parte, quindi, l’Arma ha promosso «una campagna di verifiche e controlli» portata avanti «con forza e determinazione da diverso tempo» a Rancitelli e nelle altre zone a rischio. E dall’altra c’è l’attivazione, sempre da parte dei carabinieri, della procedura per togliere la casa a chi la usa per commettere reati. Queste due azioni congiunte, dicono i militari, rappresentano «la ricetta giusta per restituire pieno godimento delle aree urbane e migliore qualità di vita nei quartieri».
I controlli serrati delle ultime ore, che si aggiungono a quelli in corso ormai da mesi, hanno portato a due arresti per droga, per cui sale a venti il numero delle persone arrestate dall’inizio dell’anno, per lo più per droga, nei quartieri a rischio, a partire dalla zona del “ferro di cavallo” di via Tavo, l’edificio popolare noto per lo spaccio di stupefacenti. Persone sorprese in flagranza di reato dentro gli appartamenti popolari e nelle loro pertinenze e che quindi potrebbero perdere la casa, come previsto dalla legge 96/1996 (che inserisce tra i soggetti a rischio anche chi ha riportato condanne penali passate in giudicato per una serie di reati).
Gli ultimi a finire nel mirino dei carabinieri nelle case popolari di Rancitelli sono Carmine Bevilacqua, 27 anni, che vive al “ferro di cavallo”, e Pamela Spinelli, 31 anni, residente in via Lago di Borgiano, nell’area vicina ai palazzi sgomberati da quasi due anni perché a rischio crollo. Bevilacqua era stato controllato il 5 giugno, quando è stata arrestata la sua convivente, Angela Morelli, e in quella occasione l’uomo è stato trovato in possesso di 19 pasticche di suboxone, una sostanza che si assume al posto degli oppioidi. In casa aveva anche materiale per il confezionamento e un bilancino elettronico di precisione. Dopo quell’ispezione nei confronti di Bevilacqua è stata disposta la sostituzione dell’obbligo di dimora con la custodia cautelare in carcere e nelle ultime ore l’uomo è stato trasferito nella casa circondariale. Faceva affari con la droga anche Spinelli, perquisita in casa, dove nascondeva 45 grammi di cocaina e materiale per preparare le dosi. Dopo la direttissima la donna è tornata subito libera.
Ma l’attenzione dell’Arma su questa zona difficile non si abbasserà, fa sapere il capitano Di Mauro che cita altre due azioni realizzate dai suoi uomini a Rancitelli e cioè il sequestro di più di mezzo chilo di droga solo (da parte dei carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile la cui sede si trova in via Lago di Borgiano, tra le case popolari) e il censimento delle persone che vivono nell’edificio detto “Treno”, in via Lago di Capestrano.
Si va avanti «senza tregua», sempre seguendo il «doppio binario» dei controlli e delle segnalazioni a Comune e Ater per le procedure amministrative di revoca dell’alloggio.