Spaccio tra i clienti Chiusi 2 bar in centro

29 Luglio 2017

La guardia di finanza filma le cessioni di marijuana all’interno dei locali Pugno di ferro della questura: non è la prima volta, licenze sospese 60 giorni

PESCARA. Entravano nei bar come dei normali clienti ma non volevano prendere un caffé: loro, quei locali del centro di Pescara, li consideravano un luogo perfetto per spacciare marijuana e hascisc e passare inosservati. Tenevano le dosi strette nel pugno, cercavano di confondersi al bancone o ai tavolini e in un attimo, come se niente fosse, le passavano nelle mani degli acquirenti intascando i soldi. Ma i finanzieri li tenevano sotto controllo: ogni movimento è stato ripreso. Filmati gli spacciatori e filmati anche i clienti. Così, giovedì scorso, prima si è chiuso il cerchio intorno a 15 spacciatori, tutti africani, e ieri la questura ha chiuso anche i due bar in cui avveniva lo spaccio. Si tratta del bar Di Tizio, in via Quarto dei Mille, e del Bar Coffee Time, in via Silvio Pellico: la sospensione della licenza durerà due mesi.
I precedenti. Non è la prima volta che i due locali del centro finiscono nel mirino della questura: i due bar erano stati già destinatari di provvedimenti di sospensione «poiché ritenuti luoghi di incontro per gli scambi illeciti di stupefacenti per denaro». Nel 2017, il Bar Coffe Time ha avuto due provvedimenti di chiusura di 10 giorni ciascuno mentre il bar Di Tizio ne ha avuto uno di 7 giorni e un altro di 15 giorni nel 2016. Nonostante le chiusure, i video della finanza hanno dimostrato ancora l’attività di spaccio e, per questo, il questore Francesco Misiti ha deciso di usare il pugno ferro: stavolta, i locali resteranno chiusi per 60 giorni.
Spacciatori pedinati. I provvedimenti di sospensione si basano sull’attività del Nucleo di polizia tributaria della finanza, guidato dal tenente colonnello Michele Iadarola: in un anno di appostamenti, i finanzieri hanno ricostruito i movimenti dei 15 spacciatori che operavano in pieno centro, nella zona di piazza Santa Caterina spingendosi fino all’area della movida. I 10 arrestati e gli altri 5 finiti all’obbligo di dimora (8 cittadini senegalesi, 6 marocchini e un nigeriano) erano i rifornitori dei giovani pescaresi: erano loro che, dose dopo dose, rifornivano il mercato della movida e lo facevano senza fermarsi mai, di giorno e di notte. E senza curarsi neanche dei passanti e dei residenti che li vedevano e che hanno raccontato quei movimenti sospetti alle forze dell’ordine.
Filmati anche i clienti. I clienti sono quasi tutti giovani: una ventina di persone sono state fermate dopo l’acquisto della droga e segnalate alla prefettura come consumatori. Ma il giro scoperto è molto più vasto: in centinaia si rifornivano dagli spacciatori senza fissa dimora e che dormivano il luoghi di fortuna. Per spacciare senza incappare nei controlli e correre il rischio di “bruciare” la droga in sequestri, gli indagati avevano ideato uno stratagemma: andavano in giro con addosso solo singole dosi e le altre le nascondevano sotto una panchina o nei cestini dei rifiuti e andavano a prenderle solo nel momento della cessione. Di fronte a questo trucco, per documentare lo spaccio, i finanzieri sono stati costretti a filmare ogni movimento. In strada, nei giardini pubblici e anche nei due bar finiti al centro delle sospensioni della questura. Con le immagini dello spaccio, la finanza ha chiesto alla questura la chiusura dei locali.
Spaccio continuo. Secondo una nota della questura, lo spaccio avveniva senza complimenti: «In sostanza, sotto gli occhi di ignari e assuefatti cittadini, anche minori, si svolgevano le attività di spaccio di sostanze stupefacenti, nonostante i continui interventi delle forze di polizia e nonostante i ripetuti interventi cautelari del questore di Pescara che hanno sancito per ben due volte per ogni esercizio la sospensione dell’attività di somministrazione».
«Circuito vizioso». La Divisione Pasi della questura, diretta da Lucianna Ripalta Colopi, ha istruito i provvedimenti cautelari. Quindi, la proposta della finanza è stata tradotta nei provvedimenti di sospensione della licenza per 60 giorni a carico dei due esercizi pubblici «allo scopo di interrompere il circuito vizioso».
«Prevenzione». Secondo la questura, la chiusura dei locali è un intervento di tipo preventivo: «Il provvedimento ha la natura giuridica di intervento con finalità di prevenzione di fronte ai pericoli che possono minacciare l’ordine e la sicurezza pubblica: è teso a produrre l’effetto della tutela di beni fondamentali, mediante l’interruzione di aspetti devianti, determinando la rottura di circuiti pericolosi per la sopravvivenza dei valori posti a fondamento della Carta Costituzionale».
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