Spari a Rancitelli, torna l’allarme sicurezza

9 Gennaio 2022

Pettinari (M5S): inutile abbattere il Ferro di cavallo se gli abusivi si spostano in via Lago di Capestrano

PESCARA. Giovedì, colpi di arma da fuoco contro una vettura, in via Lago di Capestrano, alle sei e mezza del pomeriggio con il rischio di provocare una tragedia se qualcuno si fosse trovato a passare di lì. Per il vice presidente del consiglio regionale, Domenico Pettinari, a Rancitelli, ormai è un’emergenza continua che può essere affrontata solo con una vigilanza h24 e sfrattando gli abusivi dagli alloggi Ater, con la contestuale occupazione però di quegli stessi appartamenti da parte delle tante persone oneste, che sono in lista d’attesa. «Solleciterò, su quanto sta accadendo», dice Pettinari, «il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. A mio avviso, come ho più volte proposto, occorre una postazione fissa con militari. Ciò che, insomma, era stato fatto a Fontanelle».
Per Pettinari, inoltre, non si può pensare di risolvere la questione abbattendo il Ferro di Cavallo. «È solo gettare il fumo negli occhi», dice, «e spostare il problema di 50-100 metri. Nel complesso si stanno eseguendo gli sfratti e sapete dove stanno andando i delinquenti? In via Lago di Capestrano, dove tre giorni fa si è sparato.
Al momento sono sette gli alloggi di proprietà dell’Ater già occupati dagli abusivi in questa zona. Se si vuole davvero fare riqualificazione, bisogna riassegnare all’istante gli appartamenti. Non murarli, ma darli subito alle persone perbene. Persone perbene che qui a Rancitelli vivono nel terrore. Ormai non scendono più in strada perché hanno troppa paura di minacce e ritorsioni. Ultimamente», prosegue, «è anche cresciuta la prostituzione. Ci sono ragazze che si prostituiscono lungo la Tiburtina e poi vanno al Ferro di Cavallo o nelle vicinanze a comprare le dosi per poi drogarsi nei palazzi Clerico. Servono interventi urgenti e risolutivi. L’abbattimento non è uno di questi. È’ una farsa».
Non la pensa così l’assessore alle Politiche abitative, Isabella Del Trecco. «Una settantina di famiglie», spiega, «sono già state dislocate altrove, mentre sono partiti gli sfratti per altre non aventi diritto. Sfratti che vengono eseguiti in modo organico proprio per impedire il rientro di chi viene sfrattato, dunque togliendo tutte le masserizie all’interno e staccando le utenze, eliminando le caldaie e i servizi igienici in modo da rendere impossibile l’utilizzo degli alloggi. A breve, l’Ater sarà messo nelle condizioni di poter procedere con l’abbattimento e la successiva riqualificazione dell’intero blocco». Nei prossimi giorni, sarà portata in consiglio comunale la variante urbanistica inerente il complesso che verrà demolito con la ricostruzione di soli 54 alloggi.
(a.d.f.)