Spari con pistola e fucile da guerra. Padre e figli incastrati dal video

25 Ottobre 2026

La scoperta dopo che uno dei due giovani era stato sorpreso a portare la droga al fratello in carcere. Nel suo cellulare, oltre al filmato dell’hascisc confezionato con il salame, c’era quello dei colpi esplosi

PESCARA

Un pacco di alimenti recapitato a un familiare in carcere, al San Donato di Pescara, fa finire sotto processo padre e due figli. Ma non si trattava solo di vettovaglie: dentro il pacco venne rinvenuta della sostanza stupefacente e, dalle successive indagini allargate a tutta la famiglia, si è scoperto anche un secondo reato: detenzione di armi.

L’episodio che ha dato origine all’inchiesta si è verificato il 6 settembre del 2024.

G.M., 23 anni di Chieti, va a trovare il fratello detenuto, M.M., 21 anni, e gli porta un pacco con degli alimenti, come spesso si verifica in carcere. Solo che questa volta G.M. appare molto frettoloso e lascia il carcere velocemente. Dato l’atteggiamento sospetto del giovane, i consueti controlli vengono quindi approfonditi ulteriormente.

Gli agenti controllano tutto e si rendono conto che dentro una confezione di salame sottovuoto c’era un piccolo rigonfiamento: 35 grammi di hashish. Scatta la denuncia e il pm Rosangela Di Stefano dispone anche la perquisizione nella casa di G.M. per verificare la presenza di droga o di altro. Quando i carabinieri vanno a casa, però, la perquisizione dà esito negativo: non trovano nulla. Ma la loro attenzione si rivolge al telefono cellulare dell’indagato. È stato sufficiente scorrere alcune immagini per capire che la questione andava approfondita.

La procura affida allora l’incarico a un esperto informatico per andare a scavare su tutto quello che c’è in quel cellulare in relazione alla droga, perché era quello che gli inquirenti stavano cercando. G.M., peraltro, all’epoca dei fatti era militare con gli alpini e il comando di Udine, avendo appreso di un accertamento della procura, scrisse al magistrato per avere conoscenza di quanto stava accadendo, ma gli venne risposto picche: quelle informazioni sono riservate all’indagato e al suo difensore.

Sta di fatto che dall’esame del cellulare arrivano conferme, ma anche molto di più. Spunta infatti un video dove il 23enne viene ripreso mentre è intento a occultare dell’hashish all’interno di una confezione di salame: droga che viene inserita fra le fette dell’insaccato, poi posto sottovuoto. Ma ci sono anche dei messaggi «il cui tenore è compatibile con una attività di spaccio», come scriverà l'esperto informatico: “Quella ancora no frate’, devo ricarica prossima settimana che ho il dry mo”; “ci sta la poll”, “frate’ te la faccio prova’, ma sta a 350/370”; “a fra ci sta un problema, a me a casa mi sono rimaste 10, ma stanno già piazzate”. E ancora video di svariati quantitativi di sostanza stupefacente: non solo, ma anche una foto di un foglietto con nomi e una cifra a fianco riportata.

Ma la sorpresa, che amplia il capo di imputazione, arriva quando vengono aperti dei video in cui il padre M.M. (68 anni) e i due figli maneggiano un fucile da guerra e un revolver che provano in un terreno che, secondo gli investigatori, si trova a Manoppello.

Da qui scatta l’ipotesi di reato di detenzione di armi anche se poi nessuno ne trova traccia. Ma in quei video è lampante il loro possesso e come si allenavano a sparare ai tronchi d’albero. Nel capo di imputazione, al solo 23enne G.M. viene contestato il reato di detenzione a fine di spaccio di sostanze stupefacenti e a tutti e tre (padre e figli) la detenzione di armi, «e in particolare un fucile da guerra e una pistola revolver e il relativo munizionamento».

Nell’udienza preliminare i difensori, gli avvocati Franco Perolino e Pierluigi De Virgiliis, hanno tentato di arginare i danni, ma il gup Mariacarla Sacco, è stata categorica: tutti e tre rinviati a giudizio e processo fissato al 9 marzo davanti al collegio.

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