Spari dopo la lite tra famiglie rom Scattano i primi due arresti bis

La Cassazione accoglie il ricorso del pm Benigni: Kevin Morello in carcere, Bryan Morello ai domiciliari Il fatto, legato a motivi sentimentali, risale allo scorso 11 settembre: sono indagati altri 4 pescaresi
PESCARA. Due dei presunti responsabili della spedizione punitiva a colpi di pistola di via Mincio a Montesilvano dell’11 settembre scorso, tornano agli arresti: Kevin Morello in carcere, Bryan Morello ai domiciliari. Lo ha stabilito il tribunale del riesame dell’Aquila dopo che la Corte di Cassazione aveva accolto il ricorso presentato dal pm titolare dell’inchiesta, Anna Benigni, e rinviato il fascicolo di nuovo al riesame, sostenendo che l’assenza di un Dvd nel fascicolo non poteva inficiare gli arresti.
La vicenda provocò forte preoccupazione fra gli abitanti della zona che quella sera dovettero assistere al confronto tra due famiglie rom: una decina di persone della famiglia Morelli arrivate da Pescara sotto l’abitazione dei Di Rocco e qualcuna armi in pugno (secondo l’accusa almeno in 4 erano armati). «La causale immediata e prossima della spedizione omicidaria», scriveva il gip Giovanni de Rensis nella misura cautelare, «non può che essere ravvisata nella volontà degli appartenenti alla famiglia Morello/Pierdomenico/Morelli di “dare una lezione” ai componenti della famiglia Di Rocco».
Nel ripristinare la misura per Kevin e Bryan Morello, i giudici aquilani prendono atto del fatto che la Suprema Corte ha stabilito come «non ci sia stata una mancata trasmissione degli atti, tale da determinare la perdita di efficacia della misura cautelare disposta dal gip, bensì solo una trasmissione incompleta». Peraltro, viene sottolineato che «il contenuto del Dvd era riportato nell’annotazione di polizia giudiziaria, nella quale erano riportati anche i fotogrammi di rilevanza investigativa». Quindi, «sussiste idonea prova cautelare a carico di Morello Kevin», scrive il riesame in riferimento alla posizione di Kevin, «per il tentato omicidio contestato ai danni di S.F. (rimasto ferito ad una gamba ndr) e in generale dei membri della famiglia Di Rocco». Viene ricostruita la dinamica dei fatti sulla scorta di alcune testimonianze ritenute importanti dall’accusa e cioè di due dei Di Rocco e di un terzo testimone, vicino di casa, che fece anche una ripresa video della spedizione punitiva. Si parla di dissapori tra le due famiglie che andavano avanti da anni, «dovuti a relazioni amorose» intercorse tra una coppia composta da un Di Rocco e una donna della famiglia contrapposta.
«La condotta», si legge nella nuova ordinanza dei giudici del riesame, «integra la fattispecie di reato contestato, essendo obiettivamente idonea ed univocamente diretta a cagionare la morte dei membri della famiglia Di Rocco, avendo gli indagati effettivamente sparato più colpi di pistola in direzione delle persone offese che in quel momento si trovavano sul balcone e come tale esposte ai colpi».
Il legale dei due Morello, Daniela De Sanctis, ha già predisposto un ricorso in Cassazione elencando una serie di irregolarità nella ricostruzione dei fatti e delle mancanze dal punto di vista tecnico. Ma la vicenda non è conclusa perché la Corte di Cassazione ha spacchettato i ricorsi e quindi fra qualche giorno dovrebbero arrivare analoghe decisioni nei confronti degli altri quattro coinvolti nella sparatoria e nella prima misura cautelare: Guerino e Denis Morelli, Marlon Castorani e Pamela Pierdomenico (madre di Kevin e Bryan). Secondo la ricostruzione dei carabinieri, quel giorno ci fu un prologo dell'aggressione armata delle 20: una lite tra le due famiglie nel pomeriggio.

