Spari e minacce, arrestato vicino terribile

Via Aldo Moro: bulloni, marmitte e petardi contro una famiglia. «Vi sbudello con il coltello», minacciava. È ai domiciliari
PESCARA. Per i vicini di casa era diventato un incubo. Modestino Recchia, 43anni, arrestato ieri dalla squadra mobile, ha fatto passare i guai ad una famiglia che abita a pochi passi da casa sua, in via Aldo Moro. Nei confronti del 43enne sono state presentate diverse denunce dalle vittime delle violenze e delle minacce di morte e ora si è arrivati al provvedimento di arresto che, ironia della sorte, impone a Recchia la detenzione domiciliare, per cui l’indagato continuerà a stare a pochi metri da quelli che sembra considerare dei veri e propri nemici.
L’uomo è accusato di atti persecutori, porto abusivo di strumenti atti ad offendere, lesioni volontarie aggravate, tentate lesione aggravate, danneggiamento e minacce. Sono diversi gli episodi in cui ha dimostrato di avercela profondamente con i vicini, al punto da usare più volte un’arma, seppure ad aria compressa, per colpirli, e un coltello per minacciare di «sbudellare» tutti. Uno dei fatti più gravi risale al 23 luglio del 2016. Recchia, dice la polizia, si trova sul balcone di casa, e ce l’ha con il vicino perché ritiene che gli abbia rubato la ruota della bicicletta. Per punirlo esplode alcuni colpi dal balcone del palazzo in cui vive, al primo piano, mentre il vicino è in strada, in auto. Colpisce i figli dell’uomo, che finiscono in ospedale per essere medicati, e poi comincia a lanciare degli oggetti, tra cui petardi, bulloni e una marmitta di un ciclomotore che finisce sull’auto del malcapitato, che è in compagnia della figlia. Il parabrezza si infrange e Recchia viene disarmato dalla moglie, che interviene nel parapiglia. Il tutto viene condito da una serie di insulti che Recchia rivolge alla moglie del vicino, dicendole «Ti faccio vedere di cosa sono capace, uccido i tuoi figli e tuo marito, se ti prendo sola in ascensore ti violento».
Dopo questo episodio si scopre che i diverbi sono continui. Sempre a luglio del 2016 Recchia avrebbe minacciato il vicino annunciando che lo avrebbe ammazzato, tagliandogli la testa «come hanno fatto a Saddam Hussein» e, alla fine dello stesso mese, Recchia si è piazzato sul balcone mostrando i genitali e pronunciando frasi offensive al vicino e alla moglie. La pistola spunta di nuovo a settembre: dopo una scarica di insulti Recchia esplode una serie di colpi nei confronti dei vicini, nell’androne. Passano appena 24 ore e il 43enne affronta con il coltello l’uomo che abita a poca distanza da lui e il malcapitato si rivolge alle forze dell’ordine, chiedendo aiuto. A novembre la situazione si ripropone, stando alla nuova denuncia nei confronti di Recchia: stavolta avrebbe danneggiato il ciclomotore del vicino e preso a calci la porta di casa, sempre con la pistola in pugno. La polizia deve intervenire due volte nel giro di poche ore nello stesso palazzo, per far ritornare la situazione alla calma. E le esplosioni di violenza proseguono anche dopo, nel 2017, come riferito dalla vittima. Alla base dell’astio di Recchia c’è, pare, una convinzione tutta sua e cioè che l’uomo che gli vive a pochissima distanza avrebbe messo in giro delle calunnie sul suo conto. Il giudice ha ritenuto «del tutto attendibili» le dichiarazioni della vittima e «rilevante» il quadro indiziario sugli atti persecutori messi in atto da Recchia contro la famiglia “nemica”, costretta a vivere in uno stato di «prostrazione e timore». Essendoci gravi indizi di colpevolezza e la probabilità di ripetere il reato, è stato disposto l’arresto, pur se a 11 mesi dai primi fatti. L’esigenza cautelare, cioè, esiste ancora oggi, per il giudice Gianluca Sarandrea. Lo stalker è stato sottoposto ai domiciliari, ritenendo che si tratti di una misura «idonea», sufficiente ad evitare che le violenze si ripetano. Eppure ci sono solo pochi metri a separare le due famiglie.

