Spari nel locale per gli arrosticini Perizia psichiatrica su Pecorale

Sarà la professionista Vellante a decidere se l’aggressore di Yelfry è affetto da disturbo mentale Entro due mesi il responso: l’esito dell’esame determinerà i prossimi passaggi del procedimento
PESCARA. Perizia psichiatrica per Federico Pecorale, l’uomo che il 10 aprile dello scorso anno ferì gravemente a colpi di pistola il cuoco del locale Casa Rustì in piazza Salotto, Yelfry Rosado Guzman, perché la salatura degli arrosticini non era di suo gradimento. Ieri mattina il gup Nicola Colantonio ha formalizzato l’incarico alla psichiatra Federica Vellante che avrà 60 giorni di tempo per rispondere ai quesiti posti. Nel suo lavoro, Vellante sarà affiancata dai periti di parte nominati ieri: la parte civile, rappresentata dall’avvocato Piero Bisceglie, ha nominato due professionisti dello studio di psicopatologia e criminologia forense del dottor Michele D’Andreagiovanni che sarà coadiuvato dalla criminologa Carmen Fedele, mentre l’avvocatessa Valentina Aragona, che assiste Pecorale, ha invece scelto come suo perito Giammarco Tessai.
La perizia era stata sollecitata dalla difesa Pecorale nel momento in cui, optando per il rito abbreviato, aveva deciso di far spostare la causa davanti al gup (il pm Fabiana Rapino aveva invece spedito il fascicolo in tribunale per il giudizio immediato), condizionando la scelta del rito alla perizia psichiatrica. Dieci, e piuttosto articolati, i quesiti che il giudice ha posto al suo perito. Innanzitutto se l’imputato sia affetto da disturbo mentale e, in caso positivo, di quale tipo; se lo stesso fosse capace di intendere e di volere al momento del fatto e in quale misura; specificare in dettaglio il rapporto tra l’infermità accertata e la genesi e la dinamica della condotta; e poi se lo stato mentale dell’imputato sia tale da consentirgli la fattuale e cosciente partecipazione al procedimento e se l’eventuale incapacità a partecipare sia da ritenersi reversibile o irreversibile e in base a quali fattori di natura clinica-prognostica. E poi un’altra serie di quesiti molto più tecnici sugli eventuali percorsi terapeutici.
Il 18 maggio prossimo il perito dovrà tornare in aula per discutere sui risultati raggiunti e poi il giudice deciderà il da farsi, proprio in base alla capacità di intendere e di volere di Pecorale, se cioè potrà essere giudicato o meno.
Ieri, ancora una volta, in aula era presente Pecorale che ha voluto presenziare anche se si sapeva che era una udienza riservata alla sola nomina del perito. Presente anche la giovane parte civile, Yelfry Rosado Guzman, accompagnato dalla madre.
Il giorno della sparatoria, Pecorale ordinò degli arrosticini e si recò dentro il locale dal cuoco per raccomandare la giusta salatura degli stessi. Ci sarebbe stato un rapido battibecco tra i due che fece scattare la molla di Pecorale: prima colpì con un pugno il cuoco, poi estrasse la pistola (che deteneva illegalmente) e sparò. E prima di uscire ebbe un ripensamento: tornò indietro ed esplose altri due colpi contro il povero cuoco che era già a terra. Poi si allontanò come se non fosse accaduto nulla, andò nel suo albergo, contattò un taxi che avrebbe dovuto portarlo fino in Svizzera, dove, da Montesilvano, si era trasferito negli anni precedenti. Ma durante il viaggio, all’altezza di Pesaro, avvenne l’arresto da parte della stradale che stava seguendo il taxi.

