«Spariti i macchinari dell’ex fabbrica Sama»

La denuncia dell’opposizione: «Gli strumenti erano destinati a un museo. Ora indaghino i carabinieri»
SCAFA. Un tornio lungo sette metri, una saldatrice, seghe a disco, una limatrice e un trapano a colonna. Sono alcuni dei macchinari d'epoca, utilizzati per decenni nella fabbrica ex Sama (Società Abruzzese Miniere Asfalti) sorta a Scafa nel 1923, che erano destinati alla creazione di un museo industriale e che, invece, sarebbero spariti dalla circolazione. È quanto sostengono i consiglieri comunali del gruppo “Scafa verso il Futuro”, Maurizio Giancola, Valter De Luca, Manuela Di Fiore, Fabio Antonio Di Venanzio, che annunciano di aver inviato un esposto ai carabinieri della locale stazione sollecitandoli ad «avviare una indagine sul caso». L'obiettivo dei consiglieri è sapere «se il prelevamento dei macchinari è stato in qualche modo autorizzato e, in difetto, se è stata presentata formale denuncia per furto», spiega il portavoce del gruppo, Giancola, già sindaco di Scafa, il quale ripercorre i fatti che li hanno condotti alla segnalazione. «A marzo», riassume, «sono iniziati i lavori di demolizione dei locali dell'ex officina meccanica Sama» tra via Sansovini e l'ex Tiburtina, «propedeutici alla realizzazione del nuovo distretto sanitario Cers. Va precisato che il sito della ex Sama è attualmente in parte di proprietà del Comune di Scafa, in parte del Demanio. Nei primi mesi dell'anno 2022 i locali dell'ex officina venivano liberati dai macchinari presenti, una vecchia saldatrice, un tornio di lunghezza pari a circa sette metri, seghe a disco, limatrice, calandra, trapano a colonna e tanti altri, per rendere possibile la successiva e futura demolizione dell'immobile». Ma che fine hanno fatto?
«Prima dello sgombero del fabbricato», dice Giancola, «effettuai un sopralluogo alla presenza del consigliere De Luca, all'epoca presidente del Consiglio comunale, dell'ingegner Tullio Santroni, tutt'ora collaboratore dell'area tecnica comunale, e con Pietro Di Tomasso, ex dipendente Italcementi e titolare dell'omonima ditta che avrebbe dovuto eseguire lo sgombero, nonché gli operai del Comune». Ebbene «questi macchinari potevano e dovevano essere utilizzati per realizzare un museo della nostra identità artigianale e industriale», afferma Giancola, «invece sono spariti ad opera di ignoti e non sono più nella disponibilità del Comune di Scafa. Ma vi è di più. Gli autori del presunto furto hanno anche divelto le rotaie della linea ferroviaria che dalla locale e vicina stazione entrava nell'opificio». La questione è stata sottoposta all'attenzione del consiglio comunale nella seduta del 21 aprile scorso, alla presenza del sindaco Giordano Di Fiore, e sono stati informati i carabinieri di Scafa, attraverso l'esposto.

