Speleologo muore d’infarto a 39 anni

Andrea Pietrolungo aveva partecipato a 400 missioni nel Teramano bloccato dalla neve. Oggi alle 15 i funerali a Pianella
PIANELLA. Nell'ultima missione, qualche giorno fa, aveva portato viveri ai teramani bloccati in casa dalla tormenta di neve. L'ultimo pensiero è stato per mamma Silvana, che domenica scorsa lo attendeva per il pranzo: «Voglio stare un po’ con lei, non mi vede mai», diceva preoccupato all'amico fraterno Alfonso.
Andrea Pietrolungo, 39 anni, speleologo del corpo nazionale del soccorso alpino, molto conosciuto nell'ambiente, è morto ieri mattina intorno alle 6 nella sua casa di contrada Astignano a Pianella, nel pescarese, stroncato da un malore improvviso. Inutili sono stati i soccorsi degli operatori del 118 che sono intervenuti tempestivamente sul posto e gli hanno praticato un massaggio cardiaco. I funerali si svolgeranno oggi alle 15 nella chiesa di Sant'Antonio abate diretta da don Giuseppe Grussu. Lascia la madre Silvana, il padre Rocco e i fratelli Giuseppe, Roberto e Simone.
Pietrolungo, direttore e istruttore della scuola regionale di speleo, vanta una militanza lunga venti anni nel settore dei soccorsi e delle esplorazioni di forre, grotte, canyon, gole. Ha partecipato a innumerevoli spedizioni in Italia e all'estero, da quelle condotte nella grotta in quota dei Tre Portoni, sulla Majella, a 2000 metri di profondità in un ambiente particolarmente ostile, a quelle in Georgia, in Russia, dove sognava di tornare insieme ai suoi amici e colleghi del Soccorso nazionale. A Roccamorice aveva scoperto la grotta della Lupa, una spedizione che rimarrà negli annali e che porta la sua firma a livello pionieristico. Istruttore speleo, insegnava ai giovani il mestiere che tanto amava e per il quale aveva rinunciato a formare una sua famiglia.
Amava viaggiare, aveva un fisico allenato e forte, mai nessuna malattia. Ieri notte si è sentito male intorno alle 4, avvertiva delle fitte al petto. Ha chiesto aiuto alla madre, che gli ha preparato un thè.
Mamma Silvana ha insistito per portarlo in ospedale, ma lui non ha voluto sentire ragioni: «Domani starò meglio». La sua ultima alba, prima di tante altre trascorse a salvare vite umane. «Ho perso la mia spalla più forte nel soccorso», commenta Alfonso Ardizzi, dirigente del soccorso alpino regionale, «in questi ultimi giorni, siamo stati impegnati a portare aiuti e viveri alle popolazioni stremate del Teramano, bloccate in casa dalla neve. Ha portato loro le derrate in elicottero, calandosi col verricello. In quattro giorni, Andrea ha compiuto 400 missioni ma diceva di non essere stanco. Voleva fare sempre di più, rimarrà nei nostri cuori la sua bontà, il suo voler sempre aiutare il prossimo in difficoltà. Era abituato anche a venti ore di intervento consecutivo. Domenica scorsa siamo andati insieme ai funerali di Davide De Carolis, una delle sei vittime di Campo Felice. Mentre tornavamo a casa mi disse che era felice perché, dopo tanti giorni in missione in tutta la regione per affrontare l'emergenza neve, poteva stare un po’ di tempo con la madre che chiamò al telefono e le chiese di preparargli pasta e carne per il pranzo. E' una perdita immensa per tutti coloro che lo conoscevano e oggi la chiesa di Pianella non riuscirà a contenere le persone che arriveranno da tutta Italia per salutarlo un’ultima volta. Ci ha lasciato un amico, un collega molto stimato conosciuto al di fuori dei confini regionali e nazionali, per me era come un fratello».
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