«Spero di non finire a Pordenone»
«Vorrei restare, ma per lavorare andrei anche nell’estremo nord»
L'AQUILA. Linda Valleriani di tutta la vicenda dai contorni tragici del piano straordinario di assunzione dei precari della scuola preferisce guardare il bicchiere mezzo pieno. Senza però dimenticare che l'altra parte è vuota. La docente aquilana, che con il cosiddetto inserimento a pettine finisce direttamente nella fase “C” delle assunzioni, ha deciso di fare domanda confidando che «ci possa essere posto nella mia provincia in cui sono inclusa da 16 anni». Ma se così non dovesse essere, sarebbe pronta a fare la valigia e a partire anche per «l'estremo nord».
Sulle spiagge quest'anno il tormentone dell'estate fra i docenti che si trovano a parlare sotto l'ombrellone è «destinazione Pordenone», la città del Friuli Venezia Giulia che nell'immaginario collettivo degli insegnanti rappresenta la frontiera italiana più lontana. Scherzi a parte, tutte le province proprio del Friuli Venezia Giulia (e anche del Piemonte) sono quelle messe più in alto in graduatoria da Linda, 44enne mamma di una studentessa di Liceo linguistico di 15 anni. «E' una scelta nata per tentare di conciliare e incrociare, se dovessi essere mandata fuori regione, le esigenze del lavoro di mio marito, ingegnere informatico, con il mio destino di insegnante». Una scelta che è frutto, racconta ironicamente, «di uno studio sopraffino che abbiamo fatto a tavolino».
A rafforzare la scelta della docente è stata anche la volontà della figlia, «molto meno stanziale dei suoi coetanei». E la ragazza più volte ha espresso la speranza che alla mamma non venga assegnata la provincia dell'Aquila». Certo lasciare la propria città non è una scelta da fare a cuor leggero. «Abbiamo un mutuo da pagare per la nostra seconda casa», racconta, «se dovessi lasciare l'Abruzzo dovrei vendere alcuni beni. Riconosco», spiega Linda, «di non essermi spostata dieci anni fa, forse ora sarei già entrata di ruolo». (m.g.)
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