Spiagge all’asta, c’è una speranza Padovano: la partita non è persa

Il Sib Confcommercio cerca di dissolvere lo spettro che incombe su centinaia di aziende familiari «La legge sulla concorrenza può essere ancora superata, rinviando senza scadenze le cessioni»
PESCARA. Il destino di 700 imprese balneari abruzzesi non è segnato. Lo sostiene il Sib Confcommercio Abruzzo che cerca di dissolvere lo spettro della cessione all’asta di spiagge e stabilimenti a partire da gennaio 2024. E lo fa ripercorrendo i passaggi importanti di una vicenda davvero ingarbugliata.
LA STORIA.
La legge Draghi sulla concorrenza aveva fissato la scadenza delle concessioni al 31 dicembre di quest’anno con la possibilità di rinvio alla fine solo nel caso in cui i Comuni non fossero in grado di effettuare le gare entro il 2023. Ma la scadenza del 2024 è stata differita di un anno, il 26 febbraio scorso, dal decreto Milleproroghe che espressamente «fa divieto agli enti concedenti di procedere all'emanazione dei bandi di assegnazione delle concessioni fino all'adozione dei decreti attuativi della legge Draghi». Bandi che però non sono stati ancora emanati.
Ma nelle more di questo tortuoso iter legislativo si è inserito anche il Consiglio di Stato che, sostituendosi al Parlamento, ha ribadito, con due distinte sentenze, la scadenza inderogabilmente al 31 dicembre del 2023 delle concessioni. Le due decisioni dei giudici amministrativi d’appello sono state però impugnate davanti alla Corte di Cassazione a sezioni unite. E l'udienza di discussione è stata fissata per il prossimo 24 ottobre.
Nel frattempo però è scesa in campo anche la Corte di Giustizia dell'Unione europea che, lo scorso 20 aprile, su richiesta del Tar di Lecce, ha chiarito che il presupposto essenziale per l'applicazione della direttiva Bolkestein, sulla cessione all’asta delle concessioni balneari, è «la verifica della scarsità o meno della risorsa demanio».
La vasta operazione di mappatura delle coste italiane, disposta dal Governo Meloni, è in corso, oltre che in ritardo su un cronoprogramma che ne prevedeva la conclusione a luglio. Sta di fatta che proprio questo studio “catastale” permetterà al Governo di superare la legge Draghi, con l’avvallo della Corte di Giustizia Europea, salvando il destino, per ora infausto, di un esercito di imprese balneari.
LA SPERANZA.
Sono questi gli aspetti tecnico-legislativi complessi di una vicenda che tiene con il fiato sospeso centinaia di titolari di concessioni balneari anche in Abruzzo. Imprese prevalentemente a carattere familiare che rischiano di perdere all’asta i propri stabilimenti su cui hanno investito anni di vita e risorse economiche.
Ma per il presidente regionale della Sib Confcommercio Abruzzo, Riccardo Padovano, «non bisogna fare allarmismo. Siamo fiduciosi dopo le parole del Governo Meloni che ha detto di voler mettere mano a questa vertenza, perché convinti che l’esecutivo manterrà le promesse impegnandosi a una vera riforma del demanio marittimo, dando certezze a quegli operatori che, nel corso degli anni, hanno sostenuto sforzi e fatto investimenti».
«Sono cose che non si comprano al mercato», esclama il presidente del Sib che poi, parlando della riforma annunciata dal Governo, prende in considerazione anche una rivisitazione dei canoni demaniali. «La cui riscossione», dice Padovano, «non dovrà andare allo Stato centrale ma redistribuita ai Comuni costieri (19 in Abruzzo, ndr), perché solo così potremo valorizzare le nostre spiagge».
Con gli assessori regionali Nicola Campitelli (di fatto ancora in carica dopo la fuoriuscita dalla Lega) e Daniele D’Amario, il Sib Confcommercio sta anche portando avanti un progetto di certificazione degli stabilimenti balneari «con delle stelle, così come accade per gli alberghi, per permettere sia al cliente di scegliere meglio sia di diversificare i canoni perché», conclude Padovano, «non si può avere un unico prezzo lungo tutta la costa italiana».
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