Spiagge all’asta, i balneatori: «Pronti ad accamparci a Roma»

7 Marzo 2026

L’iniziativa lanciata da Ivan Catena contro la Bolkestein e lo spettro dei bandi nel 2027: «30mila micro imprese familiari a rischio, dimostreremo che siamo vittime di una congiura»

PESCARA. Da Pescara e Francavilla al Mare parte la protesta dei balneatori contro la direttiva Bolkestein. Ieri mattina una delegazione di oltre cinquanta imprenditori, titolari di concessioni da Ortona a Silvi, si è ritrovata sul Ponte del mare: l’obiettivo è di richiamare l’attenzione dei cittadini e, soprattutto, delle istituzioni, prima di attuare forme di protesta più significative, compresa una spedizione a Roma prevista per la prossima settimana, coinvolgendo colleghi non solo abruzzesi.

A lanciare l’iniziativa con il gruppo whatsapp “Balneatori uniti”, è stato il balneatore di Francavilla Ivan Catena: in poco tempo ha ricevuto adesioni da ogni spiaggia d’Italia, superando la soglia dei tremila partecipanti in tredici regioni. “Trentamila famiglie verso il fallimento”, recitava uno degli striscioni affissi ieri sul ponte. “Svendete alle multinazionali un’eccellenza artigianale”, denuncia un altro vessillo. Nel mirino il governo, ma anche la politica locale.

«Si sta consumando silenziosamente l’ennesimo illecito contro una categoria disprezzata, ma soprattutto invidiata, perché ha avuto l’intuizione e la volontà di rischiare investendo su uno stabilimento balneare. Qualcuno dei “balneatori” è partito da zero, costruendo strutture in base ai piani demaniali e alle ordinanze locali, qualcun altro il lido lo ha acquistato indebitandosi e ipotecando la casa di famiglia e qualcun altro avrebbe voluto acquistarlo ma non lo ha fatto perché mancava il denaro o forse il coraggio per indebitarsi». La protesta si è svolta contestualmente in altre città d’Italia. A guidarla il movimento spontaneo “Balneatori Incazzati Uniti” «che si appella anche al presidente Marsilio», dice il comitato in una nota.

«Trentamila micro-imprese familiari stanno subendo una spietata esecuzione a causa di una distorta e fraudolenta applicazione della direttiva Servizi denominata Bolkestein. L’opinione pubblica si rallegra nel sapere che le spiagge andranno a bando, senza chiedersi cosa dice la giurisprudenza, a chi andranno le spiagge e cosa ne sarà di 30.000 partite Iva. Le spiagge italiane sono un bene dello Stato che 40 anni fa non aveva alcun valore e oggi è bramato da tutti. Includere le spiagge nella direttiva Bolkestein significa distruggere un asset fondamentale per l’economia italiana. Dimostreremo nelle piazze e nelle aule dei Tribunali che siamo vittime di una congiura fatta di informazioni distorte e abusi giudiziari. Se sarà necessario, a Roma ci accamperemo, andremo avanti a oltranza. E questa estate le nostre strutture resteranno chiuse. Difenderemo i nostri diritti e la verità come si difende la propria terra in tempi di guerra. Non ce ne andremo. Difenderemo il nostro lavoro ovunque, in qualsiasi modo e a qualsiasi costo».

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