Picchia, rapina e violenta la ex: condannato a 4 anni e mezzo. «Imputato fuori controllo»

Per il pescarese 42enne il procuratore Bellelli aveva chiesto sei anni. La difesa puntava all’assoluzione. A novembre il giudice aveva disposto la custodia in carcere: «Costituisce un pericolo concreto»
PESCARA. Un processo per stalking che rispondeva a tutti i requisiti classici degli atti persecutori, quello che si è concluso ieri a carico di un pescarese di 42 anni, con la condanna emessa dal gup Mariacarla Sacco con il rito abbreviato (e quindi con la riduzione di un terzo della pena) a 4 anni e mezzo, contro i 6 anni di reclusione che aveva chiesto il procuratore Giuseppe Bellelli al termine della sua requisitoria.
I reati contestati erano, come detto, lo stalking, ma anche una violenza sessuale e la tentata rapina che l’imputato avrebbe messo a segno nell’abitazione della vittima in un piccolo centro del Pescarese. L'uomo era stato anche colpito da una misura cautelare nel novembre scorso, firmata dal gip Francesco Marino: custodia in carcere «per la gravità dei fatti contestati, per la preoccupante progressione dell’aggressività dell’indagato, e per la tipologia del reato di violenza sessuale, che impone l’applicazione della misura maggiormente afflittiva». Non solo, ma il giudice aveva anche aggiunto che l’imputato si era dimostrato «fuori controllo, il che fonda una concreta prognosi di pericolo per l’incolumità della persona offesa, rendendo necessario che l’indagato sia contenuto con una misura cautelare adeguata alla sua mancanza di self restraint».
Il tema della vicenda è sempre lo stesso: una relazione interrotta per volere della donna e il compagno, possessivo e oltremodo geloso, che non accetta quella decisione e avvia una escalation di violenza contro chi ha osato lasciarlo.
Nel capo di imputazione la procura era stata dettagliata nel riportare i vari episodi.
Aggressioni verbali di ogni tipo: “sei una persona di merda, sei una zoc..., continua a fare la zoc... come hai sempre fatto, fai una vita di merda perché è questo che ti meriti". O, come quando trascinò la compagna per i capelli fuori dall’auto, buttandola a terra, «nel contesto rompendole anche il cellulare e la borsa e, mentre era ancora a terra, facendo retromarcia con lo sportello lato passeggero aperto, per l’effetto colpendola e inveendo contro di lei: “se vuoi tornare devi mettermi la benzina..., per 20 euro e ti riporto a casa”».
E poi la ricerca ossessiva di contattarla, tempestarla di telefonate e messaggi fino a introdursi con la forza a casa sua dopo che la donna lo aveva bloccato sul telefono e sui social. Calci e pugni sulla porta fino a quando, in piena notte, la donna fu costretta ad aprire. Ed è lì che si sarebbero consumati i reati di rapina e di violenza sessuale. “Dammi la carta, dammi tutto quello che hai altrimenti ti rompo la casa”, dicendole», scrive il gip nella misura cautelare, «che aveva con sé una pistola e che aveva bisogno di soldi perché doveva drogarsi».
E nella denuncia depositata dalla parte offesa è proprio in quella occasione che la donna parla della violenza sessuale: «ella era terrorizzata», scrive ancora il giudice, «anche perché era sicura che egli detenesse una pistola, avendola vista nella casa dove egli abitava, vedendo l’uomo completamente fuori di sé, con la bava alla bocca e gli occhi iniettati di sangue, la donna si era vista costretta ad avere un rapporto sessuale con lui, sapendo che mostrarsi accondiscendente era l’unico modo per mandarlo via». E così avvenne.
Il difensore dell'imputato, l'avvocato Vincenzo Brunetti, aveva depositato al giudice una memoria difensiva nella quale spiegava le ragioni della sua richiesta di assoluzione, che però la giudice non ha condiviso.

