Spoltore, il processo beffa va verso la prescrizione

12 Febbraio 2016

A quasi 5 anni dall’arresto di Ranghelli e Roselli, il dibattimento non parte Ora il giudice è incompatibile: sarà sostituito tra 8 mesi. La sentenza? Nel 2018

SPOLTORE. Non parte il processo sul presunto malaffare al Comune di Spoltore: il prossimo 26 luglio saranno passati 5 anni da quando furono arrestati ai domiciliari l’allora sindaco Franco Ranghelli e l’ex presidente del consiglio regionale Marino Roselli con l’accusa di prendere le decisione sull’urbanistica in riunioni convocate al bar, intascare presunte tangenti e avvantaggiare gli imprenditori amici. E anche il quinto anniversario di quegli arresti eccellenti, che decapitarono la giunta e riportarono Spoltore alle elezioni anticipate, passerà come tutti gli altri e cioè senza una verità giudiziaria: 5 anni, senza contare le indagini avviate già dal 2010, non saranno bastati per celebrare un processo. Ieri, al tribunale di Pescara, è scattato un altro rinvio, l’ennesimo. E la prescrizione, che cancellerà i presunti reati come un colpo di spugna, è sempre più vicina: sarà un bene o un male per gli 11 imputati? Il rischio reale è che il processo finisca ancora prima di cominciare. Se tutto andrà bene, si partirà il 20 ottobre prossimo: saranno ascoltati 14 testimoni dell’accusa. Di questo passo, la sentenza potrebbe arrivare tra il 2017 e il 2018 e cioè dopo le elezioni cittadine in programma a metà 2017.

Il rinvio di ieri è giunto dopo quello della scorsa udienza causato dalla mutata composizione del collegio: il presidente del tribunale collegiale Maria Michela Di Fine ha dichiarato la propria incompatibilità, avendo precedentemente disposto, in qualità di gup, il rinvio a giudizio di alcuni degli imputati coinvolti nel procedimento. La Di Fine, quindi, dovrà essere sostituita. A questo punto, con oltre 200 testimoni ancora da ascoltare e con un processo che deve ripartire da zero, a causa della mutata composizione del collegio e del conseguente assenso negato, da parte dei legali della difesa, all'utilizzo delle testimonianze precedentemente acquisite, la maggior parte dei reati si avvia verso la prescrizione. Resta in piedi, però, il reato associativo, che chiama in causa sia Ranghelli che Roselli, insieme all’ex assessore comunale Ernesto Partenza e all’ex consigliere comunale Pino Luigioni. Gli altri imputati, tra politici e imprenditori, sono Alessandro D’Onofrio, Luigi Zampacorta, Tullio Michele Ernesto Santroni, Giuseppe Del Petraro, Bruno Crocetta, Emilio Di Paoloemilio e Marcello Sborgia. Gli 11 accusati devono rispondere, a vario titolo, di associazione per delinquere, corruzione, tentata concussione, falso e abuso d’ufficio.

La vicenda del presunto caso di tangenti risale al 2011: secondo l’accusa, rappresentata dal pm Gennaro Varone, gli imputati avrebbero costituito una «cabina di regia» per condizionare le scelte del consiglio e della giunta in cambio di vantaggi elettorali e personali. ©RIPRODUZIONE RISERVATA